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Manca ancora l’Autorità per il nuovo regolamento UE. Il Presidente Consob farà luce nella sua relazione?

Il fintech italiano sta ancora aspettando la nomina di chi gestirà le autorizzazioni per operare secondo il nuovo Regolamento UE sul crowdfunding

 

 

Il presidente di Consob, Paolo Savona, domani, martedì 21 giugno, esporrà la sua relazione annuale. Parlerà anche del ritardo con il quale l’Italia si sta allineando alle nuove regole europee sul crowdfunding?

Il nuovo Regolamento europeo sul crowdfunding, infatti, che entrerà in vigore il 10 novembre, prevede che tutte le piattaforme di lending o equity debbano essere autorizzate a operare in Europa, ciascuna da un’Autorità competente del proprio paese. Ma in Italia non è ancora stato deciso quale sarà.

Stante questa perdurante incertezza, non solo i gestori dei portali non possono depositare la richiesta e far partire il processo autorizzativo, ma ci si chiede anche se, qualora questo soggetto fosse identificato oggi, come potrebbe fare in tempo in poco più di quattro mesi ad autorizzare un centinaio di piattaforme.

Il rischio di blocco di un intero mercato è molto elevato.

Secondo quanto risulta a BeBeez, Stefano Cappiello, Dirigente Generale del Mef, sta cercando una soluzione insieme a Consob e Banca d’Italia, anche sollecitato dagli “stakholder” del mercato.

In particolare, come riporta Stefania Peveraro su Milano Finanza, Maurizio Bernardo, presidente di Assofintech, si è detto preoccupato per questa situazione: “Stiamo lavorando per portare al governo proposte che possano evitare lo stallo del mercato. Non c’è solo una questione di contenuti, ma anche di veicolo legislativo nel quale inserire la norma che possa risolvere il problema”.

Alessandro Lerro, presidente del Comitato Scientifico di Assofintech e partner di Avvocati.Net, spiega: “Consob sarebbe adeguata”, spiega Lerro, “perché, oltre ad aver già autorizzato 60 portali di equity crowdfunding e svolto attività ispettiva su numerosi portali di lending, avrebbe titolo in tema di sollecitazione dell’investimento; mentre Banca d’Italia avrebbe ragione di essere coinvolta per la sua competenza sui profili concernenti i servizi di pagamento e l’antiriciclaggio».

La proposta è di istituire una task force congiunta presso il Ministero delle Finanze in modo da ottimizzare le risorse e l’impiego di competenze nella fase autorizzativa, salvo poi lasciare la vigilanza a ciascuna Autorità secondo la loro tradizionale sfera di competenza.

Sul fronte delle tempistiche troppo strette per concedere l’autorizzazione, invece, un modo per aggirare il problema potrebbe essere quella di “adottare un procedimento nazionale di autorizzazione provvisoria, subordinata alla verifica della completezza del dossier contenente la richiesta di autorizzazione, similmente a quanto accade nel Regno Unito. L’Autorità competente confermerebbe poi l’autorizzazione nei successivi 12 mesi, all’esito di un’analisi del dossier e del concreto funzionamento del portale, senza limitarsi quindi a una semplice desk analysis”.

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