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Dopo l’equity crowdfunding, il portale 2meet2biz lancia il servizio di collocamento dei minibond

2meet2beez, piattaforma di equity crowdfunding entrata quest’anno sul mercato, ha annunciato il lancio del proprio portale dedicato ai Minibond

 

 

La piattaforma di equity crowdfunding 2Meet2biz ha annunciato 2meet2biz Debt, nuova piattaforma di private debt investing che permette di investire nei Minibond emessi da PMI selezionate.

Nella newsletter della piattaforma si legge che “2meet2biz Debt si pone come punto d’incontro tra le migliori aziende di domani e un solido network di investitori professionali. Competenze specializzate e relazioni consolidate saranno alla base del successo delle nostre campagne”.

Dall’equity crowdfunding ai Minibond

Ricordiamo che i minibond sono titoli di debito emessi dalle imprese e sottoscritti da investitori, che a fronte della raccolta di capitale offrono una remunerazione contrattualmente stabilita attraverso il pagamento di cedole; una forma di finanziamento alternativa al finanziamento bancario.

Anche le PMI non quotate (S.p.A., S.r.l. e Società Cooperative) possono finanziarsi mediante l’emissione di minibond se in possesso di alcuni requisiti:

  • Abbiano meno di 50 dipendenti ed un fatturato annuo o uno stato patrimoniale annuo inferiore a 10 milioni di euro (Piccole Imprese) o meno di 250 dipendenti ed un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro o un totale attivo dello stato patrimoniale inferiore a 43 milioni di euro (medie imprese)
  • Non siano banche o micro imprese, cioè imprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo o bilancio inferiore a 2 milioni di euro.
  • Abbiano pubblicato gli ultimi due bilanci di cui l’ultimo certificato da una società di revisione;

2meet2biz ha lanciato la sua prima campagna di equity crowdfunding, Ciaobooking, nel corso di quest’anno, che è stata chiusa con successo a Marzo con 101 mila euro raccolti. Attualmente sono in corso altre due campagne, Noleggio Energia e Next Exhibition.

La nuova piattaforma 2meet2biz Debt, parallela a quella di euqity crowdfunding, nasce per l’emissione di minibond creando un punto d’incontro tra le PMI ad alto potenziale di crescita e un solido network di investitori professionali.

I processi documentali sono basati su Blockchain

La caratteristica più distintiva di 2Meet2Biz è il ricorso alla tecnologia blockchain per gestire tutti i processi documentali interni, grazie alla propria presenza, in qualità di nodo validatore, sulla Blockchain Commercio.network.

Come si legge sul sito, 2meet2biz è in grado di garantire ai propri clienti aziende, nonché a tutti gli investitori che aderiscono alle campagne, trasparenza, sicurezza e immutabilità di tutti processi legati alla raccolta di capitali, dalla ricezione della documentazione iniziale fino alla conclusione della campagna, questo grazie a una tecnologia blockchain conforme, per altro, alle direttive eIDAS.

La piattaforma è parte di Commercio.network, una blockchain che a partire dal 2018 ha permesso a tutte le aziende del mondo di gestire i tre processi fiduciari imprescindibili della trasformazione digitale: Creare l’identità digitale con la eID, firmare un documento con la eSignature e certificare lo scambio di documenti con la eDelivery. Grazie a questo l’esperienza dei clienti della piattaforma è ZERO CARTA e i processi dall’onboarding al eKYC (electronic know your customer) totalmente digitali.

La piattaforma vanta inoltre partnership strategiche con la società di consulenza Crowe Bompiani e l’advisor M&A Phoenix Italia.

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L’Università degli Studi di Milano lancia UNIMission, la sua piattaforma di crowdfunding

UNIMission, nuova piattaforma di crowdfunding di Università degli Studi Milano, nasce grazie a Produzioni dal Basso e lancia un bando riservato a studenti, ricercatori e docenti

Valorizzazione delle idee innovative, interdisciplinari e ad alto impatto sociale per il territorio: è questa la proposta di “UNIMission” dell’Università degli Studi di Milano, che lancia su Produzioni dal Basso la sua prima piattaforma di crowdfunding e il suo bando, ideato per sostenere le idee di studenti, ricercatori, dottorandi e docenti dell’Ateneo.

L’iniziativa si pone come un vero e proprio strumento di accelerazione per tutte le progettualità che nascono grazie alla natura interdisciplinare dell’Università e dalla sua apertura verso il territorio e la società: I progetti selezionati verranno accompagnati a 360° – dal Team di Produzioni dal Basso e UNIMission – in diversi percorsi di formazione, accompagnamento e attività di empowerment, e saranno supportati ulteriormente attraverso finanziamenti, community e collaborazione con imprese e professionisti.

L’iniziativa – che non ha limiti temporali – è aperta tutti gli studenti iscritti ai corsi di studio e di dottorato dell’Ateneo, in tutti gli ambiti scientifici e disciplinari; a coloro che hanno conseguito un titolo di studio presso l’Università degli Studi di Milano da non oltre 2 anni e agli assegnisti, ricercatori e professori in attività presso l’Università degli Studi di Milano.

I progetti verranno selezionati da una Commissione di Valutazione (che si riunirà con una cadenza mediamente trimestrale) e saranno valutati in base a criteri come il contenuto e l’impatto sociale del progetto, la fattibilità e la comunicabilità.

I progetti selezionati potranno lanciare la loro raccolta fondi su Produzioni dal Basso secondo le 3 modalità disponibili: raccogli tutto, tutto o niente e donazione semplice, e avranno la possibilità di essere supportati economicamente da realtà terze.

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I round di startup cui hanno partecipato i business angel italiani hanno raccolto oltre 935 mln

Secondo la Survey Iban 2021 i business angel italiani hanno partecipato, in autonomia, in syndication e attraverso campagne di equity crowdfunding investimenti per 935 milioni

 

 

Il peso dei business angel italiani nelle operazioni di investimento in startup, italiane o con founder italiani è sempre più rilevante. Nel 2021 i business angel italiani hanno partecipato – in autonomia, in syndication con i fondi di VC e attraverso campagne di equity crowdfunding – ad operazioni di investimento per un totale di 935,8 milioni di euro, importo più che raddoppiato rispetto ai 402,5 milioni del 2020.

Lo rileva l’analisi che IBAN, l’Associazione italiana dei Business Angels, ha svolto con la sua Survey 2021, annuale analisi del mercato italiano dell’informal venture capital o angel investing condotta con la supervisione scientifica del professor Vincenzo Capizzi dell’Università del Piemonte Orientale e della SDA Bocconi.

Paolo Anselmo, Presidente di IBAN, ha commentato: “Continua a crescere nel 2021 il ruolo dei business angel nel venture capital in Italia. Più di una operazione su due e più della metà del miliardo circa raccolto nelle operazioni di investimento in startup italiane nell’ultimo anno coinvolge business angel. Gli investitori individuali italiani si confermano inoltre più attivi di quelli di altri paesi europei, come la Francia: nel 2021 infatti i business angel francesi hanno investito in autonomia circa 70 mln di euro, mentre in Italia questa cifra è stata di oltre 91 mln di euro. Ben 21 milioni di euro in più investiti dai business angel italiani senza il supporto dei fondi, in un mercato, come quello francese del venture capital, che è circa sei volte superiore a quello italiano per cifre investite nelle startup”.

Rispetto al 2020 è quasi raddoppiata anche la cifra che i business angel hanno investito in autonomia nelle startup italiane, che nel 2021 raggiunge i 91 mln di euro per 100 operazioni di investimento, rispetto ai 51 mln di euro per 96 operazioni del 2020. I dati evidenziano che anche l’investimento medio dei business angel per ogni operazione in autonomia è quasi raddoppiato.

I business angel investono soprattutto in cordata con i fondi

Si conferma prevalente per i business angel italiani l’investimento in syndication con i fondi di VC, che rappresenta il 72% delle operazioni monitorate dalla Survey IBAN: incremento degli importi raccolti quasi triplicato, che arriva nel 2021 a quota 812 mln di euro rispetto ai 325 mln di euro del 2020, per 116 operazioni rispetto alle 108 del 2020.

Più della metà degli importi investiti per ogni società target è superiore a 500mila euro (rispetto al 20% del 2020), con il 15% degli investimenti che vanno oltre i 2 milioni di euro e la maggior parte degli investimenti (42%) di taglio tra i 500mila e i 2 milioni di euro.

Aumentano gli investimenti dei BA nelle campagne di equity crowdfunding

In costante crescita negli ultimi tre anni anche l’investimento dei business angel in operazioni di equity crowdfunding, che nel 2021 arriva a 32,5 milioni di euro per 124 operazioni. I dati sono stati rilevati grazie al supporto dell’Osservatorio CrowdInvesting coordinato dal Prof. Giancarlo Giudici (Politecnico di Milano), illustrando il numero e l’ammontare degli investimenti che i soli business angel hanno effettuato attraverso piattaforme di Crowdfunding considerando utenti che hanno investito almeno 5mila euro in un solo investimento o un minimo di 1.000 in tre.

Nel 2019 le operazioni dei business angel attraverso il Crowdfunding ammontavano a 1,3 milioni di euro complessivamente stanziati attraverso 27 operazioni, mentre il 2020 evidenziava una fortissima espansione con 26,5 milioni di euro investiti per un totale di 101 operazioni effettuate.

La crescita delle donne Business Angel e del ESG

Da evidenziare anche il dato relativo alle donne business angel, la cui percentuale dopo qualche anno torna a salire fino a toccare il 14% del totale, con più di una su tre che ha fatto almeno un investimento in aziende fondate da altre donne.

La novità della Survey 2021 è rappresentata dall’approfondimento realizzato per la prima volta sull’importanza degli aspetti ESG e di impact investing, verificandone la relativa importanza nelle decisioni di investimento: il 65% degli investitori applica criteri di valutazione ESG e/o di impact investing nel valutare le opportunità di investimento.

I settori di investimento

Il settore di maggiore interesse per i business angel si conferma essere quello dell’ICT su cui si focalizzano il 36% degli investimenti effettuati (valore pressoché́ invariato rispetto al 30% del 2020 e 35% del 2019).

All’interno di questo gruppo di operazioni permane rispetto al 2020 l’alto numero di startup che propongono servizi tecnologici rivolti alle imprese (Enterprise Technologies, 63% delle operazioni ICT), un cambio di tendenza rispetto agli anni precedenti in cui la maggior parte degli investimenti nel settore riguardava servizi rivolti ai privati. Seguono il settore Alimentare (12%), con una forte componente Foodtech, Healthcare (10%), confermando il forte interesse degli investitori nell’ultimo triennio verso le startup nel contesto della sanità, e Altri Servizi (10%).

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e-concept dà seguito al suo round di equity crowdfunding annunciando due partnership internazionali

Al Salone Nautico di Venezia 2022 la startup veneziana della mobilità elettrica ha annunciato l’ingresso nel capitale di Repower e la partnership con Aqua Superpower

 

 

e-concept, startup veneziana specializzata nelle ricariche elettriche per la nautica, ha annunciato nel corso di una conferenza presso il Salone Nautico di Venezia,  di cui è partner di ricarica, l’ingresso di Repower, utility multinazionale di origine svizzera, nel proprio capitale, oltre all’attivazione di  nuove partnership strategiche che include anche quella con Aqua Superpower, società inglese che sta costruendo un network internazionale di supercharger per la nautica.

e-concept, fondata nel 2019 e protagonista di una campagna di equity crowdfunding di successo nel 2020 sulla piattaforma Ecomill, è focalizzata sull’elettrificazione di sistema in ambito nautico. Il suo prodotto e-dock è l’infrastruttura necessaria all’allestimento di stazioni di ricarica, sia pubblica che privata, per le imbarcazioni elettriche. E’ una soluzione che integra nella palina, l’elemento caratteristico di ormeggio nautico veneziano, la tecnologia di ricarica elettrica permettendo di ovviare alle problematiche proprie d’impatto visivo nel delicato contesto della città lagunare.

L’ingresso di Repower

Repower è entrata nel capitale sociale di e-concept con l’obiettivo strategico di condividere, oltre a metodologia e valori, lo sviluppo di un nuovo prodotto destinato alla ricarica.

Luca Poggiali, Head of Tecnnical Hub Repower Italia, ha specificato: “Repower è una società elettrica con più di 100 anni di storia, presente in Italia da circa 20 anni. La partnership con e-concept è strategica e si focalizza su due punti: da un lato l’innovazione, laddove la palina rappresenta la possibilità di vedere gli oggetti di tutti i giorni in modo diverso e innovativo. La palina, oggetto tipico e caratteristico di Venezia, si fonde con lo strumento di ricarica proprio del mondo dell’automotive. Dall’altro l’integrazione: e-dock è un esempio di integrazione. La sostenibilità stessa è l’integrazione tra sviluppo tecnologico e ambiente”.

La partnership strategica con Aqua Superpower

L’obiettivo della partnership di Aqua Superpower con e-concept è di diffondere punti di ricarica alternata da 22 kilowatt pensati per l’ambiente marino, costruiti apposta per tutelare e preservare la natura le peculiarità uniche di Venezia. La partnership è nata al Salone dell’anno scorso, in seguito al forte apprezzamento per un prodotto di ricarica integrato in un elemento tipico di Venezia come la palina.

Michele Bolpagni, Aqua Superpower, aggiunge: “Aqua è una realtà inglese che ha preso base anche in Italia. Il suo obiettivo è quello di ridurre l’impatto della nautica nell’ambiente marino tramite una rete globale di colonnine di ricarica rapida. Aqua ha iniziato il suo operato tramite diversi rifornimenti in Costa Azzurra e presso l’Isola della Certosa. Gli ambienti di Venezia hanno caratteristiche differenti rispetto a molte altre località marine, considerando spazio ridotto e disponibilità energetica. Il servizio fornito insieme a e-concept è scalabile, cioè adattabile e modulabile per servire sia moto d’acqua che imbarcazioni più grandi. Il servizio di ricarica avviene anche grazie ad un’applicazione scaricabile da tutti, che aiuta a reperire il punto di ricarica piu vicino e a raggiungerlo”.

La collaborazione con la utility Veritas

e-concept sta inoltre continuando la collaborazione con VERITAS, la principale utility veneziana, tra le prime a tutelare l’ambiente e a volersi spingere verso la nautica elettrica svolgendo un servizio fondamentale per la città. VERITAS sta gradualmente convertendo la flotta con imbarcazioni elettriche, abbiamo un accordo per infrastrutturare 10 nuovi approdi pubblici per rifornire le imbarcazioni da lavoro di VERITAS e quelle da diporto nelle fasce orarie disponibili.

Andrea Razzini, Direttore VERITAS, ha dichiarato: “oltre ad aver progressivamente adeguato la flotta con dei motori STAGE5 (l’equivalente dell’Euro 6 per le automobili) l’azienda ha potuto investire su alcune prime imbarcazioni ibride o full electric. Una delle più note è quella che svolge il servizio di ecomobile in giro per la Città. Per questo si è anche pensato di utilizzare delle infrastrutture di ricerca – come le paline e-dock inventate da e-concept – così da aumentare la sicurezza per la navigazione e la riduzione dei rumori quando si svolgono le attività di carico dei rifiuti grazie all’utilizzo elettrico delle gru”.

Le altre novità del 2022

Oltre alle partnership strategiche, Claudio Iannelli, CEO di e-concept, ha sottolineato anche gli importanti traguardi raggiunti con la vincita del bando delle Cinque Terre e con l’infrastrutturazione dell’Oasi del WWF Miramare insieme a Barche Elettriche di Michele Solari, nonché l’installazione della prima infrastruttura di ricarica a Venezia presso The St. Regis Venice. Infine, ha annunciato il lancio di e-contest, un concorso di immagini per pensare Venezia nel futuro, realizzato con la collaborazione di Repower e The St. Regis Venice, si potrà partecipare inviando un’immagine fino al 10 ottobre 2022.

Continua infine la collaborazione con il Comune di Venezia per far sì che l’installazione delle paline avvenga in maniera più rapida, semplificando l’attuale iter burocratico che è lungo e tortuoso. L’assessore Simone Venturini, ha affermato: “Non si deve parlare solo di arte navale, ma anche delle nuove frontiere della nautica per legare lo sviluppo sostenibile con la ricerca e l’avanzamento tecnologico. Le imprese e i privati, sono i veri fautori della transizione ecologica. Quello che funziona a Venezia può funzionare ovunque, proprio per la complessa peculiarità della città in cui viviamo. e-concept è tra i protagonisti della transizione ecologica in campo nautico: si conferma l’impegno e l’attenzione dell’amministrazione comunale dunque non solo nei confronti del Salone, ma in generale verso tutto il comparto marino del nord- est”.

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Opyn, Azimut e Banca Valsabbina stanziano 300 milioni per le PMI italiane grazie a una nuova cartolarizzazione

Le nuove risorse da 300 milioni saranno erogabili dalla piattaforma di Opyn attraverso prestiti alle PMI della durata massima di 6 anni, con 1 anno di preammortamento

La piattaforma italiana  di P2P lending per le imprese Opyn (l’ex Borsa del Credito), Azimut e Banca Valsabbina hanno accelerato ulteriormente nel programma di finanziamenti digitali, grazie al quale l’istituto di credito bresciano erogherà ulteriori creditialle PMI tramite la piattaforma di Opyn, avvalendosi stavolta anche della collaborazione del nuovo co-arranger e senior financer Santander Corporate & Investment Banking.

Assieme i due istituti offriranno prestiti fino a  300 milioni di euro, mentre Opyn metterà a disposizione dei richiedenti dei prestiti il software di valutazione del merito di credito, in ottica “credit as a service”.

L’operazione rientra nel progetto “Slancio Italia”, volto a sostenere l’economia reale proprio con il modello delle cartolarizzazioni, sin dall’anno della pandemia. Grazie a questo progetto, Opyn è stata in grado di sostenere oltre 1.000 piccole e medie imprese in circa 18 mesi attraverso lo strumento dei prestiti fintech. Imprese operanti in settori strategici dell’economia nazionale come la manifattura, la vendita all’ingrosso, il retail e l’edilizia. Il ticket medio dei finanziamenti è stato di circa 300.000 euro, raggiungendo imprese di tutta Italia. Si stima che con questa ulteriore cartolarizzazione si potranno raggiungere circa un migliaio di nuove imprese in cerca di finanziamenti per supportare la loro crescita e resilienza in un contesto economico difficile come quello attuale.

Come verranno erogati i prestiti alle PMI

I finanziamenti per le PMI avranno una durata massima di 6 anni, comprensivi di un anno di preammortamento, un importo variabile da 50.000 euro a 1.500.000 e la garanzia fino all’80% del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI. Le aziende che richiederanno il prestito saranno valutate in 24 ore sulla base dell’istruttoria condotta da Opyn attraverso l’utilizzo di algoritmi proprietari di intelligenza artificiale, con un approccio guidato dai dati e in continuo aggiornamento mediante machine learning. Al processo automatico segue poi la verifica da parte di un analista fidi e successivamente la delibera che avviene online, con l’erogazione del finanziamento nel giro di pochi giorni lavorativi.

La struttura della cartolarizzazione

BeBeez riporta che la prima tranche senior, da 200 milioni di euro, con cedola indicizzata all’Euribor 3 mesi, è stata sottoscritta dalla stessa Santander CiB; la seconda tranche senior, da 40 milioni di euro, indicizzata all’Euribor 3 mesi, è invece stata  sottoscritta da Banca Valsabbina, che agisce anche come Co-Arranger, di Account Bank; le tre tranche mezzanine, di cui la prima (32 milioni) offre una cedola fissa del 5%, la seconda (5,2 milioni) del 7,5% e la terza (10,5 milioni) del 10%, sono state anch’esse sottoscritte da Banca Valsabbina; infine la tranche junior, 15 milioni anch’essa al tasso fisso del 10%, è stata sottoscritta da fondi private debt di Azimut.

Accogliamo con favore questo altro step che va a consolidare ulteriormente la partnership con Azimut e Opyn, oltre a confermare l’impegno di Banca Valsabbina nell’offrire alle PMI soluzioni di finanziamento basate sul fintech, grazie anche al supporto di un partner di peso internazionale come Santander CIB. Siamo convinti dell’importanza e della necessità di iniziative del genere per continuare a soste-nere il nostro tessuto produttivo, soprattutto in un contesto che vede il perdurare di una situazione di difficoltà, alimentata prima dalla pandemia e ora dalla crisi internazionale legata al conflitto in Ucraina”, ha commentato Hermes Bianchetti, Responsabile Divisione Business di Banca Valsabbina.

Le nuove risorse vanno ad vanno ad aggiungersi ai 300 milioni di euro messi a disposizione con le due cartolarizzazioni precedenti del 2020 e 2021, rispettivamente di 100 milioni e 200 milioni, garantendo così alle imprese una disponibilità finanziaria mai realizzata prima da un operatore finanziario alternativo.

Gabriele Blei, CEO del Gruppo Azimut, ha commentato: “In uno scenario in cui persiste un disallineamento tra le risorse a disposizione delle grandi imprese rispetto a quelle di dimensioni medie e piccole, si inserisce il nostro impegno a sostegno dell’economia reale e il nostro progetto neoFinancing, con il quale disintermediamo sia la raccolta che l’impiego dei capitali fornendo finanziamenti alle imprese tramite una gamma diversificata di fondi. Grazie all’innovazione di prodotto e alle competenze maturate abbiamo oggi raggiunto a livello di Gruppo 5 miliardi di euro di masse in fondi di private markets pari al 9% delle masse gestite totali. Con il nostro modello di finanza alternativa, che integra piattaforme fintech e soluzioni sui mercati privati sfruttando le potenzialità di intelligenza artificiale e big data, puntiamo ad erogare 1,2 miliardi di euro prestiti alle PMI italiane entro il 2025”.

Ivan Pellegrini, CEO di Opyn ha aggiunto: Crediamo che sia sempre più importante, anche in questo momento storico, riuscire a unire le forze per aiutare le PMI Italiane. Il sistema imprenditoriale italiano si fonda su circa 4,4 milioni di imprese attive, delle quali il 99% sono microimprese o PMI che producono la maggior parte del fatturato generato in Italia e dell’occupazione. Per questo è importante collaborare, al fine di innovare realmente il mondo della finanza e renderlo più efficiente e più funzionale alle esigenze, anche quelle emergenti, dell’economia reale. Siamo lieti di avere nuovamente al nostro fianco in questa operazione dei partner come Banca Valsabbina e Azimut, e da oggi Santander CIB. Per Opyn si tratta di un’evoluzione, non siamo più “solo” erogatori di prestiti alle imprese, ma abilitatori tecnologici per la finanza tradizionale.”

Chi è Opyn

Opyn, ex BorsadelCredito.it, è la fintech italiana nata nel 2012 che, attraverso una piattaforma tecnologica proprietaria, offre finanziamenti digitali alle imprese permettendo loro di accedere facilmente al credito. Dal 2021 è anche un abilitatore di embedded finance, fornendo il proprio software as a service a istituti finanziari e corporate che vogliono integrare la velocità e l’efficienza del fintech nei propri processi in maniera sostenibile.

Azimut è socio di Opyn dal 2016, allora BorsadelCredito, cioè da quando ha partecipato al round di investimento da 1,6 milioni di euro raccolto dalla startup e guidato dal fondo P101, affiancato anche da GC Holding, la controllante dello spedizioniere Italmondo (si veda articolo di BeBeez). P101 era invece azionista di Opyn sin da 2015, quando aveva guidato un primo round da un milione di euro (si veda altro articolo di BeBeez).

Dalla sua fondazione Opyn ha stretto numerose partnership, gestito ben 6 fondi di cui 2, PMI Be – Tech e Magellano, creati nel 2021. Grazie a queste preziose collaborazioni, e ai diversi investitori istituzionali che le hanno dato fiducia, la realtà è riuscita a dare un contributo concreto all’economia reale.

Con oltre 391,5 milioni di credito erogati nel 2021, Opyn ha supportato 1.275 aziende, diventando un punto di riferimento nel campo del digital lending in Italia.

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Sealence, la startup degli idro-jet nautici DeepSpeed, ha emesso un convertendo da 30 milioni

La startup italiana, ormai definibile come “Scale-up”, ha lanciato un convertendo da 30 milioni già parzialmente sottoscritto da 100 investitori

William Gobbo durante un test della propulsione DeepSpeed

Sealence, startup italiana nota per i suoi jet nautici DeepSpeed, è sempre più una “scale-up”. Il bilancio 2021, infatti, riporta un attivo dello stato patrimoniale di 20 milioni, ormai vicino a quello di una “media” impresa più che “piccola”, ma soprattutto, emerge la crescita rispetto al 2020.

In 12 mesi il personale è passato da 15 a 40 risorse, gli investimenti in R&D da 870K a 2,2M€ (+156%) e compaiono ricavi per 635K. Inoltre, l’azienda a fine anno aveva un portafoglio ordini del valore di oltre 2.2M€.

Prosegue anche la raccolta capitali. Come avevamo anticipato (v. articolo di Crowdfunding Buzz), è stato emesso un nuovo convertendo “SEALENCE SAFE 2022” da 30M€, tutt’ora in corso, che, in meno di 2 mesi, l’azienda comunica avere già ricevuto sottoscrizioni da oltre 100 investitori.

William Gobbo, fondatore di Sealence, ritiene però che “il bello deve ancora venire”. Le prime imbarcazioni realizzate dai cantieri partner, nonostante i ritardi a livello mondiale nelle filiere di approvvigionamento, soprattutto per le batterie, usciranno nel 2022 e saranno destinate a effettuare test e dimostrazioni al pubblico.

Inoltre, la tecnologia DeepSpeed ha ottenuto il brevetto europeo e, a livello internazionale, è già stato riconosciuto in Australia ed è attualmente in fase di estensione in Canada e Nuova Zelanda. Mentre prossimamente lo sarà in Usa, Cina e nel resto del mondo.

Chi è Sealence

DeepSpeed è il primo motore navale hydro-jet fuoribordo elettrico, ad alta velocità ed efficienza. Le innovazioni tecnologiche introdotte dal motore consentono di migliorare drasticamente l’efficienza, oltre che ridurre l’inquinamento e gli ingombri. I vantaggi della tecnologia sono rivoluzionari sia rispetto alla tradizionale propulsione a elica, sia rispetto a quella idrogetto entrobordo.

Il progetto è stato validato dal professor Ernesto Benini dell’Università di Padova, consulente di fluidodinamica per i maggiori produttori mondiali di jet aeronautici, che è entrato in società, contribuendo alla stesura della domanda di brevetto.

Con sede a Buccinasco (Milano) e fondata a inizio 2017 da William Gobbo come I3b srl, la società ha poi cambiato nome in Sealence srl e si è trasformata in SpA in occasione della sua seconda campagna di equity crowdfunding su CrowdFundMe chiusa a dicembre 2020, con una raccolta di 2,9 milioni di euro sulla base di una valutazione pre-money di 33,5 milioni. La campagna rientrava in un round più ampio da 7 milioni, strutturato per la restante parte con l’emissione di un bond convertendo, che si è poi concluso con successo.

Durante la prima finestra di esercizio (dicembre 2021-gennaio 2022) sono stati infatti convertiti warrant Sealence per un controvalore di 751 mila euro circa. ai quali si sono aggiunti altri 600 mila euro di SFP, per un totale di oltre 1,3 milioni di euro di raccolta complessiva. In questo caso, la valutazione premoney della startup era stata di 260 milioni di euro.

Una prima campagna di equity crowdfunding era invece stata condotta nell’ottobre 2019, con una raccolta di 450 mila euro e nell’agosto 2020 la scaleup aveva collocato un minibond convertendo da 500 mila euro, che è stato offerto a tutti i soci, compresi i 126 investitori della prima campagna.

Lo scorso mese di Febbraio ha acquisito eDriveLAB, startup emiliana nata come spinoff dell’Università di Parma. pera nel settore della mobilità elettrica (v. articolo di Crowdfunding Buzz).

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Regolamento UE crowdfunding: Italia indietro, manca ancora la nomina dell’authority

Il regolamento UE sul crowdfunding in Italia non può decollare, non è stata ancora nominata l’authority preposta. Chi rischia sono le piattaforme e, quindi, anche imprese e investitori

 

 

In un post su LinkedIn, l’avvocato Alessandro Lerro, presidente di AIEC (l’associazione delle piattaforme di equity crowdfunding) e del comitato scientifico di Assofintech, ha lanciato un accorato appello per sollecitare le istituzioni italiane a nominare finalmente l’authority responsabile per la concessione delle autorizzazioni ad operare secondo le norme del nuovo regolamento europeo sul crowdfunding. Ricordiamo che l’obbligo di adeguamento scatterà per tutte le piattaforme di equity e lending crowdfunding il prossimo Novembre.

Lerro, nel suo post, ha dichiarato: “Il settore delle pmi che negli ultimi anni ha trovato una significativa valvola di sfogo per l’approvvigionamento di finanza (oltre 3,5MLD nel 2022 per le varie forme di crowdfunding) rischia di trovarsi senza ossigeno per il blocco forzato delle attività. Il mercato fiorente degli operatori #fintech italiani sta per essere colonizzato da operatori esteri già dotati di autorizzazione europea. Ci vuole così tanto a nominare l’Autorità Competente? Non serve altro, le regole già ci sono. Occorre solo decidere chi rilascerà le autorizzazioni.

Il rischio per le piattaforme

Secondo quanto riporta Wired in un articolo di Luca Francescangeli, Francia e Spagna sono più avanti dell’Italia nel recepimento del regolamento e questo potrebbe portare a uno scenario in cui gli operatori locali non solo potranno avere le autorizzazioni nazionali nei tempi giusti, ma avranno anche l’opportunità di chiedere quella relativa ad altri mercati europei.

Potrebbe dunque accadere che mentre le piattaforme italiane, in assenza di autorizzazione europea, non potrebbero operare nè in Italia nè all’estero, quelle di altri Paesi UE, debitamente autorizzate, potrebbero raccogliere anche in Italia, colonizzando un mercato nazionale rimasto sguarnito.

Nello stesso articolo, Lerro aggiunge: “Non è un caso che l’Esma, l’Autorità europea che regola finanza e mercati, abbia recentemente suggerito alla Commissione europea di considerare una modifica al regolamento, estendendo il periodo di transizione a tutte quelle piattaforme che faranno domanda di autorizzazione entro il primo ottobre 2022”.

Appello alla politica

Nel post citato, ancora Lerro lancia un accorato appello alla politica, sostenendo che anche le stesse Autorità regolatorie sono vittime di questa situazione: “sono mesi che il mercato chiede un confronto senza ottenere risposte concrete. In un clima di leale collaborazione per la crescita complessiva del mercato, con le Autorità finanziarie parliamo sempre di responsabilizzazione degli operatori fintech, di crescita del livello di #competenza, di attenzione per la compliance, di investor education, di definizione di soglie di responsabilizzazione, di necessità di investimenti coerenti con il ruolo di intermediari finanziari, nonostante la spinta disintermediazione della finanza digitale. La responsabilità politica è ormai sotto gli occhi di tutti. È ora che la politica faccia la sua parte. Non è difficile“.

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Il supermercato online Tulips raccoglie più di 3 milioni in una settimana nel suo secondo round di equity crowdfunding

Tulips, che opera in Emilia Romagna e aveva chiuso un round di successo nel 2020, ha superato i 3 milioni di raccolta in una settimana e punta ora a 4 milioni

 

 

A poco più di una settimana dal suo lancio, il secondo round di equity crowdfunding del supermercato online Tulips ha già superato i 3 milioni di euro, grazie a 99 investitori di cui uno ha investito 2,5 milioni.

Gli ulteriori 600 mila euro sono tuttavia un traguardo rilevante soprattutto se paragonati al round che la società aveva chiuso con successo nel 2020, sempre su CrowdFundMe, raccogliendo, in pieno lockdown, 300 mila euro da 198 investitori.

I finanziamenti raccolti nella campagna di equity crowdfunding, che terminerà nella seconda metà di giugno, saranno impiegati per una maggiore copertura del territorio nazionale, con l’apertura di nuovi dark store, l’ulteriore efficientamento tecnologico e il potenziamento del sistema di intelligenza artificiale, la promozione del brand e l’avvio di campagne di marketing.

Tulips ha già avviato 4 dark store presso Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Bologna, e sta programmando la sua espansione in tutta Italia. I dark store all’avanguardia sono magazzini hi-tech che consentono di rendere sempre più efficiente il servizio, soprattutto ottimizzando la fase di picking (che in futuro sarà in parte gestito da robot), a beneficio del consumatore finale.

I magazzini sono organizzati, tramite Warehouse Management System (soluzione software per gestione degli ordini), in scaffali e celle frigorifere al fine di conservare al meglio i prodotti freschi. Lo stoccaggio dei prodotti, inoltre, garantisce margini di vendita più elevati rispetto agli altri operatori del settore (una media tra il 30% di margine per prodotto), con una maggiore redditività all’aumentare dei volumi, grazie alle economie di scala.

Presente sul mercato dal 2019, Tulips oggi serve 4.500 clienti al mese, con uno scontrino di circa 75 euro per ordine, un fatturato medio mensile di 600mila euro, pari a 5 milioni nel 2021 (+84% anno su anno) e un margine EBIT del 7%. Nel 2020, ha fatto ingresso nel suo capitale un importante investitore industriale: MTH (holding) che ha portato nelle casse societarie 1,5 milioni di euro tramite aumento di capitale e 1,5 milioni di euro in apporti in denaro per un totale di 3 milioni di euro; fondi necessari all’ingrandimento territoriale, al perfezionamento e l’automazione dei processi interni.

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Moda e crowdfunding si sposano con la campagna di Blowhammer su Mamacrowd

Un’azienda di moda napoletana, Blowhammer, ha lanciato un round di equity crowdfunding con obiettivo di raccolta di 2 milioni. Al round parteciperà anche il fondo Eltif ALIcrowd

 

 

Blowhammer, azienda di moda napoletana che si definisce “nativa digitale”, ha dato il via ad una campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd, con l’obiettivo di raccogliere 2 milioni di euro. Il round comprenderà anche un importante investimento di ALIcrowd, primo ELTIF di venture capital che utilizza anche il crowdfunding per ricercare le aziende oggetto di investimento, istituito da Azimut Investments SA e gestito in delega da Azimut Libera Impresa SGR SpA. L’importo sarà destinato a finanziare la ricerca e la crescita la distribuzione omnicanale, l’area marketing e gli obiettivi di internazionalizzazione, lo sviluppo della piattaforma e della tecnologia e infine l’ampliamento del catalogo e delle risorse umane.

Chi è Blowhammer

Blowhammer è un brand di abbigliamento nato del 2013 in provincia di Napoli grazie a Salvatore Sinigaglia che dal 2016 produce t-shirt, bermuda e felpe con una produzione interna just-in-time e un reparto stampa integrato.  Nel 2017, la produzione passa da 50 pezzi al giorno a 400, grazie all’internalizzazione del reparto cucitura, all’apertura ai mercati esteri – Francia, Germania e Spagna – e al lancio di un Amazon Store. Il catalogo viene successivamente ampliato aggiungendo jogging, swimwear e capispalla nel 2019. Nel 2021 il brand attiva partnership internazionali con player come Facebook e TikTok.

Blowhammer è un progetto a cui io e il mio team abbiamo creduto dal momento della sua ideazione”, afferma Salvatore Sinigaglia. “Quando il marchio è nato, avevamo ben chiaro cosa volessimo: creare un prodotto 100% made in Italy, lontano dalle logiche dei trend omologanti, ma che fosse di qualità e soprattutto ecosostenibile. Ci siamo ispirati alla cultura streetwear, espressione di libertà e ribellione. Tutto è partito da alcune domande: possibile che in un’epoca come la nostra, di grandi progressi tecnologici e ampia sensibilità ai temi dell’ambiente, ci siano ancora scarti e invenduti nei magazzini? Perché accontentarsi di abiti di qualità mediocre, che andrebbero buttati dopo soli due mesi e oltretutto senza possibilità di restituirgli nuova vita? E’ possibile indossare un brand che racconti la nostra visione del mondo ed esprima la nostra identità? La risposta l’abbiamo trovata in Blowhammer, che intendiamo far crescere ancora con questa campagna di crowdfunding: crediamo fortemente che là fuori ci siano persone che credono nel nostro progetto tanto quanto noi che lo abbiamo visto nascere ed evolversi”.

L’Italia ha una lunga tradizione nel mondo della moda grazie a grandi talenti universalmente riconosciuti, Blowhammer ha avuto l’intuizione di portare in questo settore innovazione e attenzione all’ambiente. Auguriamo a tutto il team una campagna di successo” ha detto Dario Giudici, CEO di Mamacrowd.

Vantaggi competitivi e modello di business

Il marchio può vantare 60k clienti italiani, 70k clienti internazionali e un ricavo totale di +10 Mln per il 2020, con revenue model validato e un EBITDA positivo, a cui si aggiunge una produzione interna a primo margine al 72%. Dati che testimoniano una crescita, ma anche la capacità di reagire ai cambiamenti di mercato in maniera efficace e tempestiva, come accaduto durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria, con un incremento del +44% sul fatturato 2020, a fronte del  calo del -28,9% del mercato italiano e del -20,1% del mercato europeo della moda.

Tra gli obiettivi che il brand intende raggiungere grazie all’equity crowdfunding, figurano la riduzione della produzione da 48/72 ore a 24, la riduzione delle emissioni di CO2 e dell’utilizzo di acqua entrambi al 50%, l’apertura di 13 eco-flagship store sul territorio e l’ampliamento della propria gamma prodotti con total look donna e kids.

La distribuzione è di tipo direct to consumer, direttamente dal produttore al consumatore, quindi senza intermediari e passaggi inutili. La produzione è di tipo just-in-time, una vera e propria rivoluzione sostenibile: ogni ordine viene prodotto in 48/72 ore, evitando così accumuli di magazzino, capi invenduti e riducendo le emissioni di CO2 solo al minimo necessario, pari ad un 30% in meno ogni anno. L’attenzione che Blowhammer pone alla ricerca e allo sviluppo e alla sua crescita si rileva nel modello produttivo, che parte da una base di dieci capi che possono essere diversificati tramite stampe e applicazioni, arrivando a proporre fino a +3000 prodotti in store, senza il rischio di out of stock.

Il team Blowhammer cura ogni step della produzione del capo, partendo da uno studio attento del design della stampa. Quest’ultima è rigorosamente Hi-Res, composta da colori che si mantengono vivi e luminosi nel tempo resistendo all’usura e ai lavaggi. Ogni stampa, inoltre, frutto del lavoro di designer esperti che ispirati dell’arte urbana così come dal mondo digital, senza legarsi alle mode ma rimanendo fedele al proprio DNA, è impressa su tessuti di alta qualità, dal tocco morbido, traspirante e dall’ottima vestibilità.

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Il deal flow dei business angel di IAG confermano il rilancio del Fintech nel 2021

Lo IAG Index di Italian Angels for Growth ha confermato che nel 2021 le startup Fintech analizzate hanno il rappresentato il 13,6%, +49% rispetto al 2020

 

 

Lo IAG Index, termometro dell’ecosistema startup calcolato sul database di startup analizzate nella selezione delle opportunità di investimento di Italian Angels for Growth, ha confermato che nel 2021 le startup Fintech analizzate hanno il rappresentato il 13,6%, aumentando del 49% rispetto all’anno precedente.

Il risultato ottenuto si inserisce in maniera assolutamente coerente con il panorama europeo, nel quale il settore fintech ha cementato la sua posizione come la categoria dominante di unicorni: in totale, ci sono circa 70 unicorni europei in diversi settori, e quasi la metà di questi sono in campo finance. Questo significa che l’Europa attualmente rappresenta circa il 25% di tutti i 120 unicorni fintech a livello globale.

La digitalizzazione dei processi finanziari e la gestione via piattaforma online delle operazioni, sia lato front-end che back-end, sono solo alcuni dei fattori chiave che hanno catalizzato l’accelerazione del Fintech. Il mercato italiano è partito in ritardo, ma sta recuperando terreno come dimostrato da alcune storie di successo nel portafoglio IAG come ad esempio Fido e Sonect, ma anche la partnership commerciale lanciata da Banca Generali con la startup “wallet provider” Conio che offre servizi di custodia, negoziazione e reporting focalizzati in particolare sul Bitcoin.

Nel 2021 i Business Angels che investono tramite club deal hanno ribadito la propria preferenza ad investire in fase Seed, che corrisponde al 66,4% delle startup analizzate, valore in crescita rispetto all’anno precedente proprio a confermare questo posizionamento strategico.

Lo IAG Index sottolinea l’interesse nello stadio di sviluppo Seed anche grazie alla maturità dell’ecosistema venture capital italiano che ha assistito alla nascita di numerosi nuovi player con un ruolo di incubatori e acceleratori in fase pre-seed e fondi istituzionali di VC e Corporate VC che invece affiancano i progetti in fase early stage.

Questo permette agli angel group di dare il loro pieno sostegno alle startup nella fase in cui possono contribuire maggiormente per importi investiti e affiancamento strategico agli imprenditori: investire tramite gruppo infatti permette di aumentare l’importo dei capitali raccolti a favore della startup senza esporsi individualmente in maniera eccessiva (mantenendo così una buona diversificazione del portafoglio) e di far leva su competenze multidisciplinari all’interno del gruppo di investitori.

Nel corso del 2021 le valutazioni sono generalmente aumentate, sia in fase pre-money che post-money: la maggiore presenza di attori e la valutazione delle politiche a favore dell’ecosistema hanno consentito un “effetto inflazionistico” sull’intero tessuto delle startup innovative. In aggiunta, l’imponente intervento da parte di Cassa Depositi e Prestiti ha permesso di superare per la prima volta in Italia 1 miliardo di euro di investimenti nel 2021.

Lo IAG Index ha evidenziato anche come la percentuale di startup analizzate con almeno una donna tra i founders si rivela sopra gli standard internazionali, raggiungendo il 41,3%, con un incremento importante del 58% rispetto al 2020, che si è distribuito in modo piuttosto omogeneo in tutte le aree Industry analizzate.

In questa ottica, IAG nel suo comunicato dichiara che: “ha intrapreso diverse iniziative per valorizzare questi due valori che da sempre sono centrali per l’associazione, inclusione e diversità: nel corso del 2021 è stata portata avanti una campagna di diversity con l’obiettivo di offrire pari opportunità per la nascita e la valorizzazione di talenti, sono state create partnership con realtà territoriali e settoriali per sviluppare una società più innovativa, più equa e più sostenibile, ed è stato pubblicato un ricco calendario di contenuti editoriali ed interviste realizzate con i soci e gli attori dell’ecosistema , che hanno sottolineato l’importanza dell’argomento e quanto ancora si può fare per attuare un reale cambiamento”.

Carlo Tassi, Presidente Italian Angels for Growth, aggiunge: “IAG si pone l’obiettivo di essere un terreno fertile dove business angels e startupper si possano incontrare e intraprendere insieme questo viaggio, offrendo inoltre la possibilità ai potenziali investitori di avvicinarsi a questo mondo con percorsi di education e affiancamento da parte di investitori senior. In questo panorama, lo IAG Index si rivela uno strumento utile per misurare l’ecosistema delle startup e intercettare quello che sta accadendo al mondo delle imprese innovative”.

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