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Ermes, finanziata nel 2017 su Mamacrowd, inserita da Gartner nelle top 100 del mondo per la Cybersecurity

La startup italiana Ermes è stata inclusa da Gartner tra le top 100 aziende per la Cyberscurity. Nel 2017 aveva raccolto 250k con equity crowdfunding su Mamacrowd

 

 

Ermes Cyber Security è una startup innovativa nata nel 2017 come spin-off del Politecnico di Torino. Composta da un team di ricercatori con più di 10 anni di ricerca sul fenomeno del tracciamento Web, ha realizzato una piattaforma che, grazie ad algoritmi brevettati basati su machine learning e big data, aiuta le aziende a difendersi dai rischi provocati dai Web tracker.

Gartner l’ha inclusa, unica italiana, tra le Top 100 aziende di cybersecurity, delle realtà cioè che sfruttano l’intelligenza artificiale per rilevare e difendere da attacchi alla sicurezza delle aziende.

Come riporta CorCom, l’inclusione di Ermes all’interno della selezione è scaturita dalla convergenza di tre ricerche di settore: una prima, pubblicata il 7 settembre 2021, “Emerging Technologies: Adoption Growth Insights for AI in Security Attack Detection“, che ha esaminato il comportamento dell’intelligenza artificiale durante il rilevamento degli attacchi su diversi segmenti di mercato e gestione del rischio.

Una seconda, divulgata il 13 settembre 2021, “Emerging Technologies: Patterns in How Providers Position AI for Security Attack Detection“, che ha studiato la differenziazione delle soluzioni di 41 realtà per casi d’uso mirati e proposte di valore.

E, infine una terza, diffusa il 14 settembre 2021, “Emerging Technologies: AI in Security Attack Detection Adoption Patterns Driving Business Values“, che ha analizzato l’uso dell’intelligenza artificiale nel rilevamento degli attacchi, sottolineando i benefici nella difesa delle aziende sempre più efficace, che ha permesso a Ermes di differenziarsi tra le 96 realtà analizzate.

Ermes Cyber Security, nell’agosto 2017, aveva chiuso con successo un round di equity crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd, raccogliendo 250 mila euro grazie a 21 investitori, con una valutazione pre-money di 1,1 milioni. La società è oggi una realtà in costante crescita, che, nel 2020, contava quasi 30 dipendenti e case-histories di successo tra cui Carrefour, ENEL, Lavazza, Unione Industriale Torino, Reale Mutua e CVA.

Siamo veramente orgogliosi di essere stati selezionati come unica realtà italiana all’interno di una classifica così autorevole a livello internazionale, che annovera le più grandi aziende del settore. Certi che l’Italia stia, finalmente, diventando un punto di riferimento sostanziale nel panorama della Cybersecurity, abbiamo investito tutto sulle competenze tecniche e trasversali di quello che, oggi, è un team eccelso e all’avanguardia” dichiara Hassan Metwalley, Ceo e Co-founder di Ermes Intelligent Web Protection “Realizzare un caso di successo per valorizzare i talenti che esistono nel nostro Paese continuerà ad essere la nostra priorità. Ci auguriamo che i risultati di questo studio incentiveranno la convergenza tra giovani, investimenti e tecnologie emergenti made in Italy.”

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Equity crowdfunding come strumento per consentire anche alle PMI di fare Open Innovation

Si moltiplicano i casi di PMI che investono con il crowdfunding in startup per perseguire l’innovazione. I casi di due campagne in corso: Unyli e Lesson Boom

 

 

Di “Open Innovation” si parla sempre più frequentemente in riferimento, soprattutto, alle grandi imprese le quali, per creare più valore e competere meglio sul mercato, scelgono di ricorrere non soltanto alla R&S interna, ma anche a idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup (cit. Economyup). Per attuare questa strategia, le grandi imprese utilizzano lo strumento del Corporate Venture Capital per il quale, secondo un recente report di Gellify, le imprese che lo implementano riservano ogni anno dai 5 ai 10 milioni di euro. Si tratta di dimensioni abbordabili per le grandi imprese, ma impensabili per le PMI che volessero adottare una strategia di sviluppo simile.

L’equity crowdfunding, invece, nel tempo, ha dimostrato di essere uno strumento più conforme alle dimensioni delle piccole e medie imprese che, infatti, lo hanno spesso utilizzato per investimenti diretti in startup.

I casi sono sempre più frequenti, ma gli esempi più recenti riguardano due campagne in corso: Unyli, tecnologia e modello distributivo innovativi per il mercato dell’intimo e Lesson Boom, marketplace che unisce istruttori e guide sportive a chi ama lo sport.

Unyli

La campagna di Unyli, giunta a metà del suo percorso con già 114 mila euro raccolti rispetto ai 100 dell’obiettivo iniziale, oltre a Trentino Sviluppo in qualità di investitore professionale, ha raccolto anche l’investimento di AD-archdesign, General Contractor specializzato nella progettazione e realizzazione di arredamento per locali pubblici e commerciali.  Fondata da Andrea Piceni nel 2011, Ad-archdesign, offre soluzioni d’arredo su misura con un’offerta “chiavi in mano” dall’ideazione alla supervisione e realizzazione del progetto. L’impresa, che ha una forte expertise nel settore delle catene franchising, ha realizzato una crescita di fatturato 2020 vs 2019 pari a +123,5% con circa 4mln di ricavi e punta quasi a raddoppiare la crescita nel 2021.

Il fondatore di AD-archdesign Andrea Piceni, spiega bene le ragioni alla base della sua decisione di investire in Unyli: “Sin dalla nostra nascita seguiamo come General Contractor il segmento delle catene franchising, con una grande specializzazione nel settore food, attraverso la collaborazione con player primari di questo mercato. Investire in Unyli e in un settore come quello dell’intimo rappresenta l’inizio di un’avventura imprenditoriale sfidante che ci ha appassionato sin da subito. Inoltre, sostenere le startup ai loro esordi e accompagnarle nella crescita è sicuramente fonte di ispirazione ed un modo per contribuire alla costruzione del futuro tessuto economico italiano, fatto di innovazione, creatività e cultura imprenditoriale”.

L’innovazione introdotta da Unyli consiste, in sintesi, nell’integrare i canali offline e online, selezionando da un lato i brand noti (in queste settimane l’azienda ha stretto nuovi accordi con nuovi brand come Chiara Ferragni e Armani Underwear) o ad alto potenziale e affiliando, dall’altro, i negozi tradizionali cui viene offerto un percorso di digitalizzazione. Questo consente loro di ottimizzare le vendite e le scorte di magazzino e di aver accesso al canale di vendita web, attraverso l’e-commerce di Unyli. I negozi affiliati diventano, infatti, anche gli “hub” fisici, territoriali, presso cui vengono dirottati gli ordini raccolti attraverso lo store online.

Lesson Boom

Lesson BOOM è un marketplace verticale sullo sport che mette in contatto professionisti sportivi e liberi professionisti specializzati con utenti su tutto il territorio nazionale e che permette agli appassionati di sport di poter usufruire delle migliori strutture e dei migliori professionisti.

La sua campagna ha raggiunto l’obiettivo ed è in overfunding, grazie anche all’investimento di SportIT, punto di riferimento per l’e-commerce del settore sportivo. La società è nata nel 2013 dall’esperienza trentennale maturata nel mercato tradizionale degli articoli sportivi e per il tempo libero, grazie al fondatore di Brico Sport e alla famiglia Colzani che ne ha proseguito l’opera e l’attività. SportIT mantiene i 2 punti vendita storici e tradizionali a Seregno e Cesano Maderno, integrandoli con due corner shop a Monza e Verona e guardando al futuro con SportIT Football Milano, un nuovo concetto di store che integra gli spazi del negozio tradizionale con i servizi dell’online.

Andrea Colzani, AD  di SportIT, racconta come è nata l’idea di investire nella startup: “Noi crediamo molto nelle partnership. Quando c’è stata l’occasione di parlarne con Giovanni Ghigliotti (fondatore di Lesson Boom – ndr) per Lesson BOOM non mi sono tirato indietro proprio perché penso che, lavorando insieme, si possa creare valore.  Il mondo in questi anni è cambiato e sta cambiando ancora più velocemente: si punterà sempre più sul digitale, sull’innovazione, e sui servizi. Lesson BOOM e SportIT vanno a braccetto in tal senso, e il progetto di questi giovani startupper si concilia benissimo con il nostro mantra “Passion. Experience. Sport. Lesson BOOM è una piattaforma digitale che cerca di avvicinare chi vuole praticare lo sport e chi lo può insegnare; SportIT è invece il sito che offre agli appassionati l’attrezzatura e i consigli giusti per praticarlo. Noi, come loro, crediamo nell’innovazione e nella passione di chi lo sport lo vive. Non ho dubbi sul futuro: questa è una di quelle partnership in cui uno più uno sarà uguale a… tre.”

Lesson BOOM consente di scegliere e prenotare lezioni singole, abbonamenti o pacchetti speciali per poter praticare lo sport che si ama. L’obiettivo è di semplificare la ricerca delle lezioni sportive e dei professionisti specializzati scegliendo l’alternativa più soddisfacendo e prenotando e pagando direttamente sul portale.  Con 1200 iscritti alla piattaforma ripartiti tra strutture sportive e liberi professionisti e 5000 utenti registrati, la startup è presente in oltre 100 località italiane con un focus su Milano e Roma.

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Al via la Spac promossa da Vialli e Zanetton, cofondatori del crowdfunding italo-britannico Tifosy

La Spac, con sede alle Isole Cayman, intende raccogliere 250 milioni di dollari all’atto della quotazione a Wall Street, offrendo 25 milioni di unità al prezzo di 10 dollari l’una

 

Gianluca Vialli

 

Gianluca Vialli (leggenda di Juventus, Sampdoria e Chelsea) e Fausto Zanetton (specialista nei settori media, tech e sport in Goldman Sachs e Morgan Stanley), cofondatori della piattaforma di equity e lending crowdfunding britannica Tifosy, hanno avviato nei giorni scorsi la Spac Iconic Sports Acquisition. Lo riferisce BeBeez.

La Spac ha l’obiettivo di “identificare, acquisire e accelerare business nel settore sportivo o in comparti  adiacenti, come dati, analisi, media e tecnologia”.  Con sede alle Isole Cayman, Iconic Sports Acquisition intende raccogliere 250 milioni di dollari all’atto della quotazione a Wall Street, offrendo 25 milioni di unità al prezzo di 10 dollari l’una. Ogni unità comprende un’azione ordinaria e la metà di un warrant, esercitabile al prezzo di 11,50 dollari. Tenendo conto di 6,25 milioni di azioni di classe B in mano agli sponsor, la Spac dovrebbe quindi avere un valore di mercato di 313 milioni di dollari. Credit Suisse e Morgan Stanley sono i joint bookrunner dell’operazione.

Oltre a Tifosy, i promotori di Iconic Sports Acquisition sono i tycoon e patron sportivi Jimmy Dinan (comproprietario dei Milwaukee Bucks, oltre che presidente e proprietario di York Capital), Edward Eisler (proprietario di Eisler Capital, un hedge fund con sede a Londra) e Alexander Knaster (finanziere ebreo russo fondatore di Pamplona Capital).

Knaster, peraltro, ha collaborato di recente con Tifosy, che è stato suo advisor nell’acquisizione per 12 milioni di euro del 75% del Pisa Calcio (AC Pisa) dalle famiglie Ricci e Paletti. Il restante 25% di AC Pisa è rimasto invece di proprietà della holding Ma.Gi.Co detenuta dalla famiglia Corrado. Il trio Knaster-Vialli-Zanetton era stato coinvolto il tentato acquisto della Sampdoria insieme a James Gerard Dinan (il fondatore di York Capital) nell’agosto 2019, ma la trattativa non era andata in porto. Sempre Vialli, Dinan e Knaster avevano trattato anche per il Parma Calcio, che poi dopo varie altre trattative poi sfumate è stato venduto all’americano Kyle Krause, che ha acquistato il 90% del capitale e il 99% delle quote di Progetto Stadio Parma srl, la società impegnata al riammodernamento dello stadio Tardini).

Inoltre nel gennaio scorso Tifosy era stata coinvolta dal private equity BC Partners come advisor nelle trattative con l’azionista di controllo dell’Inter, Suning. La squadra è alla ricerca di capitali freschi per supportare il circolante e in prospettiva per rifinanziare i 375 milioni di euro di bond in scadenza a fine 2022. BC Partners nel gennaio scorso aveva siglato un contratto di esclusiva a trattare, mentre alla finestra erano rimasti il fondo svedese EQT, gli americani Arctos Sports Partners e Ares Management Corporation e il fondo sovrano di Singapore, Temasek Holdings. Nel febbraio scorso BC Partners aveva valutato la squadra neroazzura meno dei 900-950 milioni di euro richiesti da Suning e così l’offerta era stata rifiutata.

Chi è Tifosy

Tifosy è l’unica piattaforma di crowdfunding sportivo al mondo autorizzata dalla FCA, la Consob britannica. E’ stata fondata nel 2015 a Londra da Fausto Zanetton e Gianluca Vialli. Grazie al suo passaporto europeo ha ottenuto l’iscrizione all’albo speciale Consob delle piattaforme di equity crowdfunding. Questo le ha permesso nel novembre 2018 di collocare il minibond da 2,38 milioni emesso dal Pescara Calcio e quello da 1,5 milioni del Frosinone Calcio nel febbraio 2018.

Tifosy ha lanciato in UK ben 2 campagne di equity crowdfunding su se stessa. Con la prima, del settembre 2017, ha superato il target di un milione di sterline, raggiungendo quota 1,325 milioni. Nell’aprile 2019 ha lanciato la sua seconda campagna, con un obiettivo di raccolta di 2 milioni di sterline per  l’11,3% del capitale, valutato pre-money 15,7 milioni. Nel febbraio 2020 Tifosy ha avviato il suo mercato secondario: Tifosy Exchange. Operando come una bacheca, Tifosy Exchange permette ai membri di Tifosy di esprimere il loro interesse a vendere o acquistare obbligazioni e azioni per la prima volta. In questo modo, i membri della piattaforma possono convertire i loro investimenti in rendimenti anticipati o investire al di fuori dell’opportunità di investimento originale.

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L’exchange USA Bakkt sigla una partnership con Google per i pagamenti con Google Pay

Grazie all’accordo, che include anche i servizi di Google Cloud, gli utenti di Bakkt potranno pagare con criptovlaute direttamente attraverso Google Pay

 

 

Bakkt, un marketplace di asset digitali che consente ai consumatori di acquistare, vendere, inviare e spendere criptovalute, ha annunciato una partnership con Google per estendere la portata e l’usabilità delle risorse digitali. Grazie all’accordo, gli utenti di Bakkt potranno aggiungere la loro carta di debito virtuale Bakkt Visa (“Carta Bakkt”) in Google Pay per acquistare beni e servizi online, in negozio od ovunque sia accettato Google Pay, convertendo criptovalute come Bitcoin in valuta fiat.

Inoltre, Bakkt ha selezionato Google Cloud come principale fornitore di servizi cloud e commercializzerà le sue soluzioni basate su Google Cloud ai maggiori rivenditori e commercianti negli Stati Uniti. Bakkt intende utilizzare il cloud di Google per introdurre nuove funzionalità di analisi dei dati grazie all’intelligenza artificiale (AI) e al machine learning (ML) oltre alla geolocalizzazione. Lo scopo è di offrire ai merchant strumenti in grado di aumentare la fidelizzazione dei loro clienti sulla base di modelli di comportamento più precisi.

Questa partnership è una testimonianza della forte posizione di Bakkt nel mercato degli asset digitali, in quanto consente ai consumatori di utilizzare le proprie risorse digitali in tempo reale, in modo sicuro e affidabile“, ha affermato Gavin Michael, CEO di Bakkt. “Inoltre, la collaborazione con Google Cloud ci consentirà di continuare nello sviluppo di una piattaforma sempre più innovativa e  che può scalare per soddisfare le esigenze di milioni di utenti“.

Google Cloud è in prima linea nell’accelerazione del commercio digitale, aiutando molti rivenditori e commercianti“, ha affermato Kirsten Kliphouse, presidente di Google Cloud per il Nord America. “Siamo orgogliosi di aiutare Bakkt ad accelerare e scalare la disponibilità delle loro soluzioni innovative, alimentate dalle nostre tecnologie“.

Lanciato da Intercontinental Exchange nel 2018, Bakkt ha inizialmente offerto contratti futures BTC esclusivamente agli investitori accreditati ed è autorizzata dallo Stato di New York a fornire la custodia di bitcoin come custodian qualificato. A marzo, la piattaforma ha rilasciato un’app che permette agli utenti di utilizzare cryptovalute per fare acquisti e che è stata progettata per “incrementare la spesa dei consumatori, ridurre i costi di pagamento e sostenere i programmi di fidelizzazione dei commercianti.

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La scale-up WeRoad raccoglie 4 milioni su Backtowork coinvolgendo i clienti del private banking di Intesa

WeRoad, tour operator di viaggi per Millenial, raccoglie 4 milioni in una campagna di equity crowdfunding nell’ambito di un round complessivo di 13,5 milioni

 

 

WeRoad,  scale-up italiana specializzata in viaggi avventura a lungo raggio per il target Millennial, ha raccolto 13,5 milioni di euro in un mix tra equity, debito e convertible di cui 4 milioni tramite un club deal realizzato attraverso la piattaforma di equity crowdfunding BacktoWork.

Alla campagna, lanciata da BacktoWork con il supporto di Intesa Sanpaolo Innovation Center (la società del Gruppo che si occupa di esplorare e apprendere nuovi modelli di business e fungere da motore e stimolo della nuova economia in Italia), hanno aderito oltre 100 clienti di Intesa Sanpaolo Private Banking. L’operazione è stata gestita tramite il veicolo societario Finroad srl il cui promotore è Riccardo Schiavotto, founder di Lanieri.com (di cui ha realizzato la exit nel 2020) e pluri-WeRoader.

“La campagna di WeRoad è la seconda operazione sulla nostra piattaforma che coinvolge con successo i clienti di Intesa Sanpaolo Private Banking, a dimostrazione che il crowdinvesting può diventare un efficiente strumento d’investimento alternativo per gli HNWI – commenta Alberto Bassi, CEO di BacktoWork. – In questo modo, inoltre, i capitali privati possono esercitare un impatto diretto sulla crescita del tessuto imprenditoriale innovativo, contribuendo di fatto al rilancio dell’economia italiana in un momento delicato di ripresa come quello che stiamo vivendo.”

Parallelamente alla gestione che ci ha permesso di uscire solidi dal mare in tempesta della pandemia, nell’ultimo anno abbiamo lavorato con i nostri investor che ci hanno sempre rinnovato la fiducia e sostegno. Siamo inoltre andati ad ampliare la cap table e ad estenderla anche con un’operazione di club deal gestita da BacktoWork in partnership con Intesa Sanpaolo Private Banking” spiega Alessandro Zanchetton, Managing Director di WeRoad.

WeRoad è un’innovativa realtà di viaggi che, con una community forte di un ampio seguito sui social (oltre 1 milione di follower) e la forza di 600 coordinatori, ha portato oltre 30.000 viaggiatori alla scoperta del mondo e di nuove amicizie in più di 190 destinazioni a lungo e corto raggio, operando in tre mercati: Italia, Spagna e Regno Unito.

WeRoad offre viaggi on the road per piccoli gruppi di persone che non si conoscono. L’esperienza di viaggio diventa non solo occasione per esplorare un Paese viaggiando in maniera itinerante ma anche per conoscere nuove persone e fare nuove amicizie. I viaggiatori WeRoad infatti partono da soli (l’80% è single) come sconosciuti: la condivisione di esperienze sapientemente curate dai nostri Travel Designers crea legami duraturi già al termine del viaggio stesso. I gruppi WeRoad sono concepiti per piccoli gruppi di persone (dalle 8 alle 15) omogenei per fascia d’età (25-35 anni e 35-35 anni) e con lo stesso mood di viaggio. Ogni tour WeRoad è infatti progettato per offrire la migliore esperienza in base al mood di viaggio preferito (Natura e Avventura, Monumenti & Storia, Relax & Beach Life, Città & Cultura, Party & Nightlife).

Segnalata da Sifted come una delle 28 startup italiane su cui investire nel 2021 e da Tech5 di TheNextWeb tra le 5 “hottest” scaleup italiane, WeRoad non solo registra un 2020 poco sotto l’anno precedente, ma nel 2021 si avvia a chiudere l’anno con ricavi superiori all’era pre-Covid.

Sono stati due anni difficili fa eco Paolo De Nadai, CEO e founder di WeRoad le restrizioni hanno messo a dura prova la serenità di tutti noi, la solitudine è esplosa e con essa l’esigenza di tornare a viaggiare, condividere esperienze, vivere di nuovo una vita piena e libera. Siamo quindi molto fieri dell’impatto che WeRoad ha nella vita delle persone e sentiamo forte la responsabilità di essere un attore protagonista di una ripartenza che metta le connessioni umane al centro”.

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Al via Cryptosmart, fintech per comprare e vendere criptovalute e portafogli digitali

Il nuovo exchange italiano, con sede a Perugia, oltre allo scambio di criptovalute, consente anche di effettuare pagamenti e, a breve, sarà disponibile anche il servizio di staking

 

 

E’ stata costituita Cryptosmart, fintech per comprare e vendere criptovalute e portafogli digitali. Nella costituzione, la startup è stata assistita da Lexia Avvocati. Cryptosmart è il primo exchange di criptovalute tutto italiano (soci, sede della società, legislatura e conto di deposito presso banca italiana) che intende diventare uno dei principali operatori del settore. La società è stata fondata a Perugia da Alessandro Ronchi, Claudio Baldassarri e Alessandro Frizzoni. Oltre a consentire ai propri utenti di comprare, vendere e depositare criptovalute, sta avviando i servizi di ricezione di pagamenti in criptovalute per aziende con piattaforme e-commerce, il servizio di pagamento in criptovalute per l’acquisto di prodotti e servizi dei più importanti brand, lo staking di criptovalute e ulteriori servizi dedicati alle imprese italiane che intendono utilizzare criptovalute nella propria operatività.

Alessandro Ronchi, co-fondatore di Cryptosmart, ha dichiarato: “A differenza degli altri player del settore, il nostro progetto è al 100% italiano con l’obiettivo di operare in maniera trasparente e nel rispetto delle normative, in grado di rispondere con precisione e semplicità ai quesiti di tutte quelle persone attratte dalle criptovalute come un possibile investimento o utilizzo come forma di pagamento nella vita quotidiana”.

Sono diversi i servizi disponibili sulla piattaforma, tra exchange, pagamenti e wallet digitale. L’apertura conto e la gestione del wallet sono gratuite e le commissioni sulle transazioni (ovvero per l’acquisto, la vendita o le conversioni) vanno da un massimo di 0,20% fino a un minimo dello 0% (per oltre 2 milioni di euro di valore di transazione).

Le criptovalute e beni digitali come Bitcoin, Ethereum, Dogecoin, Cardano, Polkadot e Litecoin possono essere acquistate con un bonifico bancario e il cliente può anche spostare in Crypto Smart criptovalute già in suo possesso in un’altra piattaforma o conto. Inoltre, i depositi possono essere convertiti in euro o criptovalute e allo stesso modo possono essere ritirati in qualsiasi momento attraverso un bonifico bancario o ricevendo criptovalute lasciando piena libertà al cliente su come essere liquidato.

La piattaforma prevede inoltre il servizio di pagamento in criptovaluta e wallet digitale, sostituendo il denaro o qualsiasi altra moneta, per le operazioni di ricezione o invio di pagamenti. È un servizio pensato non solo per i consumatori ma anche per le aziende che possono così dare la possibilità ai propri clienti di pagare attraverso criptovalute. Il servizio di pagamento in valute digitali è facilmente integrabile con i maggiori software di e-commerce (Woocommerce, Shopify, Drupal, Magento, Prestashop, Shopware, WordPress) e con molta rapidità, permette alle aziende di ricevere il pagamento dai propri clienti.

La società ha infine annunciato che presto sarà disponibile anche il servizio di “staking” che consente agli utenti Crypto Smart di mettere a disposizione le proprie criptovalute per partecipare al meccanismo di proof of stake utilizzato dalla rete blockchain per la convalida delle transazioni e la registrazione di un “nuovo blocco”, in modo da permettere agli utenti di ricevere la ricompensa derivante da questa attività.

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Al via Azimut Marketplace, il primo ecosistema fintech dedicato alle PMI

Azimut Marketplace, partecipata da Azimut e Step, fornisce servizi FIntech alle PMI e punta a raggiungere il pareggio nel 2023 e 82 mila clienti entro il 2026

 

Da sinistra, Paolo Martini, Marco Montagnani e Giorgio Medda

 

L’asset manager italiano Azimut e Step, operatore internazionale focalizzato sui servizi digitali alle imprese, hanno annunciato ieri l’avvio di Azimut Marketplace, il primo ecosistema fintech dedicato alle PMI. Step è un progetto ambizioso su scala globale ideato da un gruppo di dirigenti ed ex dirigenti del Gruppo Santander: Marco Montagnani, Nuno Couceiro Cortesao e Alberto Almoguera Marton. Il suo obiettivo è creare un ecosistema digitale che possa diventare un unico punto di riferimento per le PMI. Nel capitale della società Step 4 Business Spa, creata per lo sviluppo dell’attività e del software, sono coinvolti anche Andrea Bertini (ex Illimity Bank e ING) e Pierluigi Giannico, ex managing partner di Accenture.

Azimut Marketplace srl è una società detenuta da Azimut, con una quota pari al 43% destinata a crescere al 100% al raggiungimento di una serie di condizioni e obiettivi e, tra gli altri, da Step 4 Business SpA. Quest’ultima ha in programma di lanciare la sua soluzione marketplace in altri mercati quali Spagna (entro la fine dell’anno), e Portogallo, sfruttando la scalabilità della piattaforma interamente in cloud e le migliori tecnologie disponibili sul mercato.

Azimut Marketplace by Step punta ad essere il punto di accesso privilegiato per le PMI a una serie di servizi finanziari delle migliori società di tecnologia finanziaria presenti sul mercato, tra cui società fintech partecipate dal Gruppo Azimut come Opyn (l’ex Borsa del Credito) e Mamacrowd, attraverso una piattaforma digitale, semplice e sicura, che sfrutta appieno le potenzialità della direttiva PSD2 (Payment Services Directive 2) e dell’open banking. Questa nuova iniziativa nasce da una duplice considerazione: da una parte le crescenti difficoltà per le aziende di accedere a servizi finanziari adeguati e dall’altra l’aumento sul mercato dell’offerta fintech di soluzioni verticali molto efficaci che mancano, tuttavia, di un unico punto di accesso dove gli imprenditori possano trovare la soluzione fintech di cui necessitano. Su Azimut Marketplace le PMI potranno accedere su un’unica piattaforma a:

  • operazioni di finanza straordinaria (minibond ed equity) per supportare i progetti di crescita, strutturate da Azimut Direct (ex Epic), la fintech del Gruppo Azimut dedicata all’economia reale;
  • l’aggregazione conti italiani e stranieri, integrazione con la fatturazione elettronica e digital cfo e soluzioni di finanza agevolata di CRIF;
  • l’instant lending di October che permette alle aziende di richiedere un prestito in pochi secondi con un processo completamente digitale;
  • le soluzioni digitali di Workinvoice per finanziare il circolante, in particolare l’anticipo fatture, che permette alle aziende di ricevere il 90% dell’importo delle proprie fatture in 48 ore;
  • soluzioni di gestione dei flussi di cassa a livello internazionale offerte da Ebury, una delle principali società fintech leader a livello europeo e attiva in 23 Paesi nel mondo, specializzata in pagamenti ed incassi in oltre 130 valute e nella gestione del relativo rischio di cambio, attraverso servizi completamente digitali e senza commissioni di trasferimento;
  • accettazione di pagamenti digitali di Satispay, realtà consolidata del panorama fintech italiano con oltre 2 milioni di clienti privati e 165 mila esercenti convenzionati;
  • servizi a valore aggiunto per le PMI offerti da Amazon, la più grande big tech al mondo.

Azimut ha deciso di puntare proprio sulle PMI, in particolare su quelle con un fatturato di 1-10 milioni di euro, perchè “sono 7 volte più interessanti dei clienti retail in termini di marginalità“, ha precisato Montagnani in conferenza stampa. Per disegnare i prodotti, Azimut ha adottato un “working backwards approach”, parlando con gli imprenditori e organizzando focus group per meglio comprendere le loro esigenze, per poi lanciare prodotti a esse rispondenti.

Azimut Marketplace adotta per l’appunto un modello marketplace, in stile Amazon, che prevede: segnalazione e integrazione di servizi di terze parti fintech italiane e internazionali tramite le Api, onboarding interamente digitale, aggregazione dei conti sfruttando la PSD2. I big data sono al centro della sua strategia: Azimut infatti vuole presentare alle PMI dei prodotti sulla base delle loro transazioni e del loro profilo, con un approccio customer-centric. Il modello di business consiste nel presentare nuovi clienti alle fintech, percependo delle referral fee per la segnalazione di nuovi clienti alla fintech. “Il modello ha costi fissi estremamente ridotti, per cui con i ricavi da segnalazione dei partner contiamo di raggiungere il punto di pareggio nel 2023, con un fatturato di 13,5 milioni dai vari prodotti integrati sulla piattaforma e 82 mila clienti nel 2026, ha detto Montagnani.

I consulenti della rete di Azimut grazie ad Azimut Marketplace hanno l’opportunità di proporre ai clienti nuovi prodotti tramite la piattaforma, che diventa così un mezzo per promuovere l’acquisizione di nuovi clienti ed effettuare cross-selling di prodotti. Inoltre, “ci sarà un codice che identifica quale consulente ha portato a bordo una certa PMI. I consulenti riceveranno una una tantum per la loro attività di segnalazione delle imprese”, ha chiarito Paolo Martini, amministratore delegato e direttore generale di Azimut Holding.

Azimut Marketplace, lanciata nel luglio scorso a valle del closing con Step (avvenuto lo scorso aprile) conta ad oggi oltre 200 aziende registrate. Nel dicembre scorso la piattaforma è stata lanciata in Spagna e presto sbarcherà anche in Portogallo e Brasile. In futuro, Azimut Marketplace conta di aggiungere ulteriori servizi a partire da assicurazioni, depositi, conti correnti per le imprese e altre vas (value added solutions), una volta ottenute le autorizzazioni da Ivass e Oam.

Marco Montagnani, amministratore delegato di Azimut Marketplace, ha spiegato: “Azimut Marketplace by Step è il nuovo ecosistema fintech interamente dedicato alle piccole e medie imprese. Da oggi gli imprenditori italiani hanno a disposizione un unico punto di riferimento nel quale trovare le soluzioni più efficaci, convenienti e digitali alle loro principali necessità finanziare, e non solo. Il modello marketplace consente di sfruttare appieno le nuove tecnologie digitali che, unite all’open banking come fattore abilitante, rendono possibile una piattaforma customer centric e completamente gratuita. Azimut Marketplace è una unique selling proposition che semplifica la vita delle piccole e medie imprese grazie ai migliori partner digitali presenti sul mercato, pensata e realizzata insieme ai clienti e per i clienti”.

Paolo Martini, amministratore delegato e direttore generale di Azimut Holding, ha commentato: “Dopo aver democratizzato gli investimenti in economia reale con Azimut Libera Impresa, ora rendiamo più accessibili i servizi finanziari per le PMI. La tecnologia e le piattaforme digitali di e-commerce hanno rivoluzionato molti settori, dai viaggi alle compravendite immobiliari, agli acquisti online, Azimut Marketplace ha le potenzialità per trasformare quello dei servizi finanziari e bancari grazie a una riduzione della complessità e dei costi e a un aumento della velocità dei processi e dell’efficienza complessiva. Si tratta di una vera rivoluzione in ambito fintech a supporto dei 5 milioni di aziende in Italia.”

Giorgio Medda, amministratore Delegato di Azimut Holding e global head of asset management del gruppo, ha dichiarato: “L’attività creditizia non è più la principale del sistema bancario, che svolge ormai un ruolo di supermercato di servizi. Nonostante l’aumento dei depositi, si è ridotta attività creditizia in Italia: il rapporto tra impieghi e depositi è sceso a 0,92, per prima volta sotto 1. Siamo nell’era glaciale della banca universale: sta avvenendo uno scioglimento del valore delle banche, con un trasferimento di valore verso le fintech e altri sistemi innovativi di pagamento. Azimut allora propone una banca sintetica, che offre una neo-finanza, dove Azimut raccoglie capitale privato paziente anche grazie ad Azimut Marketplace. Abbracciamo un modello di p2f2p (peer to fund to peer) grazie alla leva tecnologica, che punta ad un’allocazione efficiente degli impieghi. Un’evoluzione che in Azimut abbiamo intrapreso da tempo e che oggi ci porta a gestire 3,5 miliardi di euro di asset sui private market con oltre 25.000 clienti. Il progetto indicato come banca sintetica che, rafforzatosi con la costituzione di Azimut Direct, ha già erogato quest’anno finanziamenti per 300 milioni di euro, con un obiettivo per il 2022 di 1,1 miliardi. Attualmente stiamo analizzando 110 operazioni su tutti i segmenti, in particolare nelle PMI, da cui le banche si stanno allontanando. Da inizio 2021 abbiamo analizzato oltre 2.000 aziende”. Medda ha evidenziato che “Azimut non diventerà una banca, ma grazie all’open banking, al fintech e alla PSD2 gli asset manager possono giocarsela nella catena del valore, che rende possibile lo shadow banking”.

Il progetto Azimut Marketplace si inserisce nel più ampio impegno di sostegno alle PMI e all’economia reale che ha già raccolto 3,5 miliardi di euro tra prodotti di private equity, private debt, venture capital e real estate in parte già investiti in circa 200 aziende, di cui 120 in Italia e 80 nel mondo. Precisamente, sono stati raccolti: 1 miliardo nel private equity, 0,1 miliardi nel venture capital, 0,3 miliardi nelle in infrastrutture ESG e un miliardo nel private debt. Medda ha sottolineato che Azimut consente di effettuare diversificazione anche all’interno della singola asset class, per esempio nel private debt offre prodotti per investire in: credito alternativo pubblico, private debt non performing, private debt performing. Ricordiamo che il gruppo Azimut aveva annunciato nel settembre 2019 una svolta epocale nella sua strategia industriale, con l’obiettivo di investire in private asset almeno 10 miliardi di euro nei successivi 5 anni, lanciando una serie di veicoli di investimento in buona parte dedicata anche al pubblico retail.

Nell’ambito della strategia di investimento in asset illiquidi, nel marzo scorso Azimut e SiamoSoci (gestore del portale italiano di crowdfunding Mamacrowd e partecipato al 25% dallo stesso Gruppo Azimut) hanno lanciato ALICrowd, il primo Eltif di venture capital. Nello stesso mese, Azimut ha lanciato Azimut Token (Azim), il primo token per investire in economia reale, emesso in collaborazione con Sygnum Bank, prima digital asset bank al mondo, autorizzata dagli organi di vigilanza di Svizzera e Singapore.

Inoltre, lo scorso settembre il Gruppo SBI, Sygnum e il Gruppo Azimut hanno annunciato oggi il lancio di un fondo di venture capital con una dotazione fino a 75 milioni di dollari, con sede a Singapore, che investirà in startup del settore degli asset digitali. Con SBI Ven Capital come gestore principale, la strategia di investimento del fondo si concentrerà principalmente sulle società pre-serie A e serie A che sviluppano infrastrutture blockchain/distributed ledger technology (DLT), soluzioni di finanza decentralizzata (DeFi) e strumenti reg-tech. Il lancio del fondo era stato anticipato nei mesi scorsi.

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La piattaforma italiana di lending crowdfunding Criptalia diventa EvenFi

Il cambio di nome della fintech è dovuto soprattutto alla strategia di internazionalizzazione della piattaforma che ha aperto in Spagna e lo farà presto in Portogallo

 

 

La piattaforma italiana di lending crowdfunding per le PMI Criptalia ha cambiato nome in EvenFi. Il nome deriva da “to even”, cioè rendere equo, e “Fi” come fintech. Nello specifico rimanda all’obiettivo di contribuire, attraverso tecnologie innovative, alla democratizzazione del mondo finanziario. Si tratta di un ideale che la società persegue fin dai primi progetti e che ha fatto sì che la sua piattaforma si caratterizzasse come uno spazio attraverso il quale è possibile accedere al canale finanziario in maniera più semplice, immediata e veloce rispetto a quanto avviene in altri contesti.

Il cambio di nome di Criptalia inoltre è dovuto anche alla presenza di alcuni cambiamenti che avranno un forte impatto sulla crescita e daranno nuova linfa all’identità aziendale. I primi saranno collegati all’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sul crowdfunding, che prevede che le piattaforme possano ottenere dalle autorità competenti un passaporto per svolgere la propria attività in tutti gli stati membri dell’UE. Questa misura, peraltro, è perfettamente in sincronia con due progetti che rendono EvenFi una realtà dalla forte vocazione internazionale: la sua recente espansione in Spagna e l’imminente apertura in Portogallo. I secondi riguardarenno invece le nostre tecnologie e i prodotti finanziari presenti all’interno del nostro marketplace di EvenFi. In futuro la società punta a lanciare nuove tipologie di prodotto e l’app mobile, che è già in fase di programmazione.

Chi è EvenFi

EvenFI è stata fondata a Bergamo nel 2018 come Criptalia da Diego Dal Cero e Mattia Rossi con l’intento di democratizzare la finanza attraverso la tecnologia. La sua missione è creare un nuovo futuro finanziario: più semplice, libero e decentralizzato. Ad animare il suo lavoro è soprattutto la convinzione che investire sui progetti di crescita di imprese di valore significhi innescare un circolo virtuoso in grado di avere un impatto positivo sull’economia reale. La società permette di investire in pmi tramite il lending crowdfunding con un importo minimo di 200 euro, senza alcuna commissione e guadagnando fino al 9% annuo.

Dal 2020 ad oggi (settembre 2021), la piattaforma ha finanziato 79 imprese erogando 9,5 milioni.

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Accordo tra AssoFintech e Deloitte per promuovere il settore fintech

Deloitte e AssoFintech siglano un accordo per promuovere il Fintech italiano. Marco Milone di Deloitte entra nell’Advisory Board presieduto dall’ex Consob Giuseppe Vegas

La società di consulenza internazionale Deloitte e AssoFintech, l’associazione che rappresenta le società fintech e insurtech italiane, la scorsa settimana hanno reso noto un accordo per promuovere il settore fintech. Lo scrive l’agenzia di stampa Ansa. In virtù dell’intesa, i membri del fintech team di Deloitte Consulting sono entrati a far parte dei lavori dell’associazione. Marco Mione, manager del fintech team di Deloitte Consulting è diventato membro dell’advisory board di Assofintech, allo scopo di affiancare e supportare l’associazione in merito alle strategie ed alle iniziative da questa intraprese. Il board, nato nel giugno scorso, è presieduto fa Giuseppe Vegas, ex presidente Consob, è ora presidente della fintech italiana Arisk ed è molto impegnato nel settore.

Paolo Gianturco, business operations e fintech team leader di Deloitte Consulting, ha dichiarato: “Le soluzioni fintech sono sempre più ricercate sul mercato. I vantaggi garantiti in termini di rapidità, personalizzazione dei servizi e soddisfazione dei clienti rendono il fintech un asset fondamentale e le aziende sono sempre più curiose di esplorarne le possibilità. L’accordo sottoscritto con Assofintech permette a Deloitte Consulting di perseguire questi obiettivi in modo ancora più efficace, espandendo il proprio ecosistema per sostenere e guidare lo sviluppo del fintech nel nostro Paese.”

Maurizio Bernardo, presidente di AssoFintech, ha commentato: “La partnership con Deloitte rappresenta un momento importante per l’ecosistema del mondo fintech, non solo italiano ma anche internazionale perché punto di riferimento in diverse aree del mondo dove la tecnologia applicata alla finanza rappresenta un modello di sviluppo importante per le imprese e i cittadini. I principali stakeholder pubblici vedono in Milano il Fintech District per eccellenza, che deve essere il motore dell’Italia ed AssoFintech ha deciso di giocare un ruolo da protagonista nell’interesse delle startup e delle nuove generazioni”.

Chi è AssoFintech

AssoFintech ha lo scopo di rappresentare l’attività delle società fintech ed insurtech in Italia. Il fine, in particolare, è di analizzare le criticità del settore, dialogare con le istituzioni sull’elaborazione normativa, promuovere la conoscenza, anche attraverso momenti comuni di divulgazione, e la crescita qualitativa del settore imprenditoriale, elaborare ed applicare un proprio codice etico professionale. Le imprese associate sono impegnate, esemplificativamente e non tassativamente nei seguenti settori imprenditoriali: gestione finanziaria personale e del risparmio; equity crowdfunding; lending crowdfunding; – invoice trading; strumenti di pagamento; blockchain e monete digitali; antiriciclaggio, risk management e compliance; insurtech.

Ricordiamo che quest’anno l’associazione ha anche stretto: una partnership biennale con lo studio legale internazionale Dentons per promuovere i settori fintech, insurtech e proptech; un accordo con lo stesso obiettivo con Confindustria Assoimmobiliare e un altro con il collegio dei mediatori immobiliari, creditizi e merceologici Fimaa Milano Lodi Monza Brianza.

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Il crowdfunding immobiliare continua a crescere: al Q3 2021 la raccolta è a +60% rispetto al 2020

Secondo l’osservatorio di Crowdfunding Buzz, il crowdfunding immobiliare in Italia (equity e lending) al Q3 2021 ha raccolto 66,6m in crescita del 60% vs. il 2020

 

 

Secondo i dati del nostro osservatorio, il crowdfunding immobiliare in Italia si conferma in fase di grande sviluppo.

 

Crowdfunding immobiliare Italia Q3 2021 per trimestre

Nei primi tre trimestri di quest’anno, infatti, le piattaforme di equity e lending crowdfunding dedicate ai progetti immobiliari hanno raccolto 66,6 milioni contro i 41,8 dell’analogo periodo del 2020, con una crescita, quindi, pari al 60%.

In particolare, nei primi 9 mesi del 2021, le piattaforme di real estate equity crowdfunding hanno raccolto 27,5 milioni rispetto ai 18 del 2020, con una crescita del 52,7%, mentre quelle di lending crowdfunding immobiliare hanno raggiunto, nello stesso periodo, 39,1 milioni rispetto ai 23,8 dello scorso anno, per una crescita del 64,5%.

Equity Crowdfunding immobiliare

Nei primi 9 mesi del 2021, sono stati finanziati 16 progetti immobiliari (erano stati 13 nel 2020). Ma non è aumentato solo il numero di progetti, bensì anche la raccolta media:  ogni progetto ha infatti incassato in media 1,7 milioni, mentre nel 2020 la raccolta media era stata appena inferiore a 1,4 milioni.

Inoltre, si sta evolvendo anche il comportamento degli investitori che, evidentemente, conoscono sempre di più lo strumento. Infatti, oltre ad essere aumentato il numero medio di persone che investono in ogni progetto (309 vs. 292), è cresciuto anche l’importo che, mediamente, ciascuno investe in ogni progetto (€8.200 vs. €6.300).

Anche l’offerta si sta trasformando, diventando sempre più attraente: se i tassi di rendimento, in termini di Roi/anno, sono più o meno costanti (12,1% quest’anno 12,3% nel 2020), la durata media prevista dei progetti si sta riducendo (22,6 mesi nel 2021 e 26,6 mesi nel 2020).

La concentrazione del mercato è tuttavia sempre elevata. Le piattaforme che nei primi 9 mesi di quest’anno hanno chiuso con successo almeno un’operazione sono state 5, pari al 2020, ma la raccolta si concentra per oltre 90% nelle due principali: Walliance che ha raccolto 16,5 milioni (9,5 nel 2020) e Concrete Investing che ha raccolto 8,5 milioni (7,8 nel 2020).

Lending Crowdfunding Immobiliare

Il Lending Crowdfunding Immobiliare, come abbiamo visto, sta vivendo una crescita ancora più tumultuosa, testimoniata anche dal numero di progetti. Nei primi tre trimestri del 2021, sono stati finanziati 172 progetti immobiliari rispetto ai 111 dell’analogo periodo del 2020 ed è questo il principale “driver” della crescita dell’erogato, visto che la raccolta media è aumentata, ma non in modo così rilevante (227 mila euro per progetto nel 2021 vs. 214 mila euro nel 2020).

Gli investitori sono mediamente meno, ma investono di più. Infatti, il numero medio di prestatori per ogni campagna è diminuito piuttosto consistentemente (148 nel 2021 vs. 232 nel 2020), ma l’investimento medio è passato a €2.500 nel 2021 da €1.500 nel 2020.

I rendimenti offerti nel 2021 sono pressoché gli stessi dell’anno precedente (9,8% vs. 9,7% Roi/anno) e così la durata media delle operazioni (11,8 mesi contro 11,5), ancorché sensibilmente più bassa rispetto all’equity.

Rispetto all’equity, il mercato del lending immobiliare è in una fase ampiamente espansiva, a partire dal numero di piattaforme. In questi primi 9 mesi, il mercato ha visto l’ingresso di ben 9 nuovi operatori, che si aggiungono ai 6 che già operavano nel 2020. Unica eccezione, di segno opposto, è la piattaforma estone CrowdEstate che nel 2021 ha smesso di operare in Italia, quantomeno in termini di progetti immobiliari. E questo si traduce in una maggiore diluizione, ancorché non marcatissima, visto che le prime 4 piattaforme nel 2020 rappresentavano il 91% della raccolta, mentre, nel 2021, l’88%.

E’ cambiata però la composizione delle prime 4 piattaforme. Nel 2021, alla già citata CrowdEstate, che aveva raccolto 3,8 milioni, si è sostituita Recrowd che, lanciata nel 2020, aveva raccolto a settembre 2020 385 mila euro, mentre nello stesso periodo del 2021 ha già raccolto oltre 7 milioni.

Oltre Recrowd, tra le 4 maggiori piattaforme si confermano Rendimento Etico (15,9 milioni nel 2021 vs 10,5 nel 2020), Trusters (8,4 milioni vs 4,8) e Re-Lender (3 milioni vs 2,3). Oltre a queste, altre due piattaforme hanno raccolto più di 1 milione in questi primi 9 mesi: Bridge Asset, che l’anno scorso, nel suo primo anno aveva raccolto 700 mila euro, e Housers.

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