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L’Eltif ALIcrowd investe 600 mila euro nell’equity crowdfunding dell’e-commerce del pesce fresco Orapesce

L’investimento è avvenuto nell’ambito del secondo round di equity crowdfunding su Mamacrowd, che ha superato l’obiettivo minimo di raccolta (€600k), incassandone €786k

Orapesce, piattaforma digitale per l’acquisto e la consegna a domicilio di pesce fresco, ha raccolto 600 mila euro da ALIcrowd, primo Eltif di venture capital che utilizza anche il crowdfunding per ricercare le aziende oggetto di investimento, lanciato da Azimut Investments SA e gestito in delega da Azimut Libera Impresa sgr. L’investimento dell’Eltif di Azimut in Orapesce è avvenuto nell’ambito della seconda campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd della società, tuttora in corso. La campagna, a pochi giorni dall’apertura, ha già superato l’obiettivo minimo di raccolta (600 mila euro), incassando 786 mila euro. La società, con una valutazione pre-money di 6 milioni di euro, punta ora a raccogliere con l’equity crowdfunding un massimo di 1,5 milioni di euro (si veda qui la nostra scheda della campagna).

Orapesce aveva lanciato un’altra campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd nel giugno 2020, che si era conclusa con una raccolta di 400 mila euro, battendo anche l’obiettivo massimo di 250 mila euro. La startup in precedenza aveva già incassato 117 mila euro dagli investitori in due round: uno nel dicembre 2018 da 35 mila euro e l’altro da 82 mila nel settembre 2019.

Orapesce è stata lanciata nel marzo 2018 da Giacomo Bedetti e Alberto Mazza, insieme a una classe executive MBA del MIP Politecnico di Milano, con cui ha disegnato il modello di business dell’azienda. Bedetti ha un’esperienza ventennale come consulente in Accenture, responsabile organizzazione e gestione dei costi in Unicredit Credit Management, responsabile SVP Service Management in doValue e ora responsabile del Master Servicing di Italfondiario. Mazza, laureato al Politecnico di Milano, ha esperienza nel campo della strategia e direzione creativa, oltre che nella consulenza nel settore dello sviluppo digitale e della visual communication.

Orapesce permette di acquistare online pesce fresco già pulito e riceverlo a domicilio in tutta Italia, 3 giorni su 7. La società ha chiuso il 2020 con un fatturato sopra i 650.000 euro, oltre 4.500 i clienti (e quasi 13.000 consegne), più di 20.000 follower sui principali social media e un traffico sul proprio ecommerce fino a 90.000 sessioni mensili. Trainata da un mercato fortemente attrattivo, punta a raggiungere un fatturato che superi il milione di euro nel 2021 e 9 milioni di euro nel 2023.

I fondi raccolti con l’equity crowdfunding saranno utilizzati per il lancio della linea “ready to eat” e l’acquisizione nuovi clienti; per la costruzione di una  nuova piattaforma di ecommerce e l’attivazione di una piattaforma di gestione del magazzino integrato con l’e-commerce; il rafforzamento delle competenze interne nel digitale; infine la creazione di un team di produzione per il confezionamento diretto del pesce e ottimizzazione e potenziamento della logistica su città target.

Cos’è ALIcrowd

Ricordiamo che l’Eltif ALICrowd, lanciato nel marzo scorso, ha una durata di 8 anni e una dotazione di 25 milioni di euro. Il veicolo può affiancare le aziende in crowdfundng con un investimento medio di 500 mila euro su ogni impresa selezionata e può essere sottoscritto tramite la rete di 1.800 consulenti finanziari di Azimut. La soglia minima di investimento è 10 mila euro. L’Eltif gode dei benefici fiscali cui accedono gli investimenti in startup e pmi innovative (fino al 50% di detrazione fiscale), oltre a tutte le agevolazioni riservate ai Pir alternativi.

La partnership tra Azimut e SiamoSoci (gestore del portale Mamacrowd e partecipato al 25% dallo stesso Gruppo Azimut), prevede che ALIcrowd utilizzi il portale di crowdfunding per ricercare le aziende oggetto di investimento grazie alla campagna (call for action) per startup e pmi innovative “Mama Fund & Crowd”. L’Eltif nel giugno scorso ha coinvestito un milione di euro nella campagna di equity crowdfunding  su Mamacrowd della startup italiana delle calzature Fessura, tuttora in corso.

 

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Il lending crowdfunding immobiliare di Trusters raccoglie 7,3 milioni in 6 mesi e punta all’Europa

In questa prima parte dell’anno Trusters ha raccolto quanto in tutto il 2020 confermandosi prima piattaforma per progetti finanziati, e annuncia lo sbarco in Europa

 

 

Nella prima metà dell’anno, la piattaforma di lending crowdfunding immobiliare Trusters, lanciata nel dicembre 2018, ha raccolto 7,3 milioni, quasi quanto in tutto il 2020 quando ne aveva raccolti 7,5.

A meno di 3 anni dall’avvio dell’operatività, la piattaforma rileva performance di grande rilievo, che la portano ad essere la prima per progetti finanziati e la seconda per raccolta complessiva, dopo Rendimento Etico:

  • oltre 5.500 utenti registrati sul portale
  • 60 società proponenti i progetti in piattaforma
  • 143 progetti finanziati per un ammontare pari a 17.300.000
  • 100% di raccolte chiuse con successo
  • 10 mesi la durata media dei progetti
  • ROI medio annuo pari a 9,23%

La piattaforma ha comunicato anche i rimborsi che ammontano a 55 progetti rimborsati, per complessivi 5.086.000 € (che includono alcune cedole di interesse e rimborsi parziali già avvenuti):

  • 5 progetti rimborsati, per un totale pari a 264.759 euro, nel 2019
  • 20 progetti rimborsati per un totale pari 1.531.000 euro, nel 2020
  • 30 progetti rimborsati, per un totale pari 2.844.000 euro, nel solo primo semestre 2021

“L’intuizione, avuta in tempi non sospetti, di unire i plus del digitale ai punti di forza del mattone, come asset class capace di mantenere ed accrescere, più di altri strumenti finanziari, il proprio valore nel tempo – afferma con soddisfazione Andrea Maffi, Founder di Trusters – si è rivelata vincente e performante, anche di fronte allo tsunami imprevedibile della pandemia. Non ci siamo mai fermati e con noi anche le società di sviluppo immobiliare che hanno continuato a portare in piattaforma progetti di valorizzazione immobiliare, riqualificazione urbanistica e territoriale”.

Non solo demolizioni e ricostruzioni, rientranti nell’ambito del sisma bonus o delle diverse forme d’incentivazione fiscale connesse al real estate, non solo ristrutturazioni e cambi di destinazione d’uso, ma anche Il progetto, presentato in piattaforma da Hara Abitare, di valorizzazione di edifici rurali di borghi storici, che ha chiuso una tranche di raccolta pari a 180.000 per finanziare la riqualificazione di edifici rurali a uso abitativo e destinazione turistico-ricettiva nel Parco Naturale Adamello Brenta.

Infine, in relazione all’entrata in vigore, a novembre 2021, della regolamentazione comunitaria sulle raccolte tramite crowdfunding, Andrea Maffi ha dichiarato che anche Trusters sta pianificando il suo ingresso in Europa: ” L’entrata in vigore della normativa ECSP è un segnale molto forte per il mercato, non solo del crowdfunding, con indubbi benefici per tutti gli operatori economici e la collettività, in linea con la ripresa auspicata. È l’attestazione della validità del crowdfunding, in origine osservato con scetticismo, capace in breve tempo di rispondere celermente e con efficacia alle esigenze di diversificazione finanziaria, sostenendo l’operatività e l’economia anche in lockdown. Siamo partiti con progetti su Milano, abbiamo esteso il raggio d’azione a tutta Italia e ora Trusters è pronta a giocare il suo ruolo da protagonista, anche in campo transfrontaliero”.

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Raccolta in crescita del 172% per il crowdinvesting italiano, a quota 503 mln euro. Lo certifica il Politecnico di Milano

Al convegno di presentazione, gli addetti ai lavori hanno parlato del nuovo regolamento UE e Backtowork ha annunciato lo sbarco in Francia e Spagna, mentre Rendimento Etico in Croazia

 

 

Prosegue la crescita in Italia del crowdfunding: ieri l’Osservatorio sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano ha stimato nel suo sesto rapporto sul settore che negli ultimi 12 mesi la raccolta del settore è cresciuta del 172%, attestandosi a quota 503 milioni di euro. La raccolta complessiva dal 2014 è salita a 953,4 milioni di euro, sfiorando il miliardo, con il 76,3% delle campagne andate a buon fine.

raccolta crowdfunding italia51 portali autorizzati da Consob hanno generato un flusso di 127,6 milioni di euro da collocamenti di equity e 22,3 milioni da quelli di minibond, che sono partiti solo da fine 2019 (si consideri che in totale la raccolta è 25 milioni). I 28 portali di social lending che veicolano prestiti dai privati a persone fisiche o giuridiche (6 consumer e 22 business) hanno contribuito con 43,2 milioni di euro prestati a individui e 310,6 milioni a imprese. L’industria del real estate crowdfunding è stata particolarmente vivace e se un anno fa si contavano 11 piattaforme dedicate attive (nel 2018 erano appena 2) oggi sono salite a 18.

I progetti finanziati nell’ultimo anno hanno raccolto 85,2 milioni di euro (+75%): 34,3 milioni dalle piattaforme equity e 50,9 milioni dai portali lending.

L’equity crowdfunding

Al 30 giugno 2021 risultavano autorizzati da Consob 51 portali per la raccolta di capitali online, 9 in più dell’anno scorso, anche se un buon numero non si è ancora attivato.  Le campagne di raccolta di capitale di rischio sono state finora 831, organizzate da 742 imprese, alcune con più round. Il tasso di successo continua a mantenersi elevato: nei primi 6 mesi del 2021 è stato superiore al 90%, ben più della media generale dell’intero campione dal 2014, pari al 76,3%.

Il valore medio del target di raccolta per i progetti non immobiliari è circa 90 mila euro, per quelli immobiliari è 912 mila euro. Mediamente per i progetti non immobiliari viene offerto in cambio il 9,23% del capitale (valore mediano 5,41%); si rafforza la prassi di offrire titoli senza diritto di voto sotto una certa soglia di investimento (e votanti sopra la soglia).

Fra le emittenti, le PMI guadagnano lentamente spazio, ma il mercato è ancora dominato dalle startup innovative (57% dei casi nell’ultimo anno, cui si aggiunge il 14% delle pmi innovative). La grande maggioranza, come da anni a questa parte, opera in Lombardia, poi Lazio ed Emilia Romagna, ed è attiva nel settore dei servizi di informazione e comunicazione. La valutazione pre-money mediana si aggira intorno a 2 milioni di euro.

Crowdinvesting 2021 - PiattaformeLa piattaforma che fino ad ora ha finalizzato e raccolto più capitale è ancora Mamacrowd (51,3 milioni di euro effettivi al 30 giugno 2021), seguita da Crowdfundme (48,4 milioni e il maggior numero di campagne pubblicate in assoluto, 156) e Walliance (43,5 milioni). Se però si considera solo l’ultimo anno, in cima al podio c’è Opstart, con 29,8 milioni di euro. In media ogni campagna riceve il sostegno di 99,5 investitori. L’importo medio investito dai sottoscrittori è di 3.641 euro per le persone fisiche e 30.202 per le persone giuridiche e mostra un andamento tendenziale in crescita rispetto al passato. Gli investitori continuano ad essere soprattutto maschi, con età media intorno ai 45 anni.

Dopo la campagna di raccolta, alcune aziende riescono a crescere in termini di fatturato e marginalità, ma altre rimangono al palo. Poche diventano profittevoli nell’immediato, si contano sulle dita di una mano quelle che riescono a superare i target previsti nel business plan iniziale. Un’altra novità registrata è l’avvio delle prime bacheche elettroniche per la compravendita di quote sottoscritte sul mercato secondario. Finora le tre piattaforme autorizzate hanno pubblicato 981 annunci, pochissimi dei quali però sono stati probabilmente finalizzati. Negli ultimi 12 mesi si sono registrate nuove exit, attraverso rimborsi di capitale o acquisizioni, ma anche nuovi write-off, oltre a diversi round successivi di raccolta.

Il lending crowdfunding

Al 30 giugno 2021 risultavano attive in Italia sempre 6 piattaforme destinate a finanziare persone fisiche (consumer) e ben 22 – il doppio dell’anno scorso – dedicate alle imprese (business), di cui 14 specializzate nel real estate (erano 6). Alcune piattaforme prevedono fondi di protezione per ripagare eventuali prestiti in sofferenza, altre fanno leva sulla garanzia pubblica del Fondo statale per le Pmi.

Crowdinvesting 2021 - Lending ImpreseNel prestito ai privati, a parte Younited Credit, che però non raccoglie dai piccoli risparmiatori di Internet, con 491,9 milioni di euro erogati di cui 164,7 solo negli ultimi 12 mesi – quella che ha concesso maggiori finanziamenti nell’ultimo anno è Soisy, con 22,7 milioni.

Nel prestito alle imprese, dopo Credimi Futuro (altra piattaforma che non fa raccolta retail), quest’anno emerge Borsa del Credito, con 166,8 milioni.

 

Il nuovo regolamento europeo sul crowdfunding

Il prossimo 10 novembre entrerà in vigore il nuovo regolamento Ue 2020/1503 del Parlamento europeo sulle piattaforme di equity crowdfunding e di lending per le imprese. Sul tema si sono confrontati gli operatori e gli attori coinvolti ieri alla conferenza di presentazione dei dati dell’Osservatorio sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano. Emma Iannaccone, funzionaria di Consob, ha ricordato che l’Esma ha chiesto alla Commissione europea un rinvio dell’entrata in vigore del nuovo regolamento sul crowdfunding (qui il testo della lettera) a causa del limitato tempo messo a disposizione dal regolamento per l’introduzione degli standard tecnici dallo stesso richiesti. Diego Valiante, senior officer e team leader della Commissione europea, ha anticipato che quest’ultima a breve pubblicherà la risposta a Esma, in cui si dice contraria allo spostamento dell’applicazione del regolamento in quanto il testo è già applicabile; il rinvio dell’entrata in vigore sposterebbe anche l’applicazione del periodo di transizione di 12 mesi per le piattaforme esistenti e richiederebbe inoltre un nuovo testo legislativo. Valiante ha ricordato poi che la piena efficacia del regolamento sarà nel novembre 2022, in virtù delle disposizioni transitorie già previste.

Il senior officer e team leader della Commissione europea ha anche sottolineato che la Commissione europea ha lavorato per quasi 2 anni al nuovo regolamento europeo sul crowdfunding. “Quest’ultimo porta delle innovazioni interessanti: l’autorizzazione singola per servizi di investimento e di credito da parte dei portali; un approccio meno paternalistico verso l’investitore e un mantenimento della semplicità, in modo da non ostacolare il settore”. Valiante si è detto altresì positivamente sorpreso dalla crescita dell’emissione di minibond sui portali di crowdfunding in Italia, che può essere un esempio per gli altri paesi europei.

Iannaccone ha però ricordato che: “Per dare piena attuazione al pacchetto sul crowdfunding bisognerà definire gli aspetti del regolamento lasciati agli Stati membri, a partire dall’autorità che rilascia le autorizzazioni ai portali di crowdfunding. Sono da definire a livello nazionale anche disposizioni legislative in tema di marketing e definizione di ambito di responsabilità tra offerente e gestore della piattaforma sul Kiss, la scheda informativa per gli investitori. Gli operatori italiani del settore dovranno innalzare la qualità dei servizi offerti e quindi dovranno riflettere su come riuscirci, alla luce della maggiore competizione nel settore che porterà il nuovo regolamento europeo”. Nonostante la crescita esponenziale, il mercato italiano del crowdfunding ha ancora dimensioni limitate rispetto agli altri mercato europei. A oggi sono iscritti 50 gestori di portali di equity crowdfunding, di cui maggior parte fatica a raggiungere il break even.

Per Umberto Piattelli, partner e responsabile dei Financial Services Italia di Osborne Clarke, “il nuovo regolamento dà piena dignità al crowdfunding, crea un mercato finanziario comunitario, in ossequio alla CMU (Capital Markets Union) e allarga gli orizzonti del mercato del crowdfunding, per cui prevedo una concentrazione delle piattaforme che le porterà a diventare più efficienti e redditizie”. La pensa allo stesso modo Iannaccone, per cui “il regolamento europeo sul settore ha numerose ricadute positive per gli investitori e operatori italiani ed europei perché aumenta la diversificazione del portafoglio, ma richiederà un ripensamento del business ai gestori nazionali, in un’ottica di maggiore efficienza”. Piattelli tuttavia si è detto preoccupato dai tempi di attuazione, dato che non è ancora stata definita un’autorità di riferimento ufficiale, per cui gli operatori non sanno a chi esporre i loro dubbi sul regolamento europeo, in particolare quelli del lending crowdfunding.

E’ entrato nel dettaglio del tema Angelo Rindone di Crowdcore, secondo il quale la nuova normativa e un mercato europeo del crowdfunding sono una buona notizia, soprattutto per chi lavora nel lending, che ha operato finora senza una normativa di riferimento. Rindone ha spiegato: “I due principi alla base della normativa sono: instillare maggiore fiducia nelle piattaforme e nel crowdinvesting e il sostegno all’economia reale tramite le piattaforme di crowdfunding”. Rindone ha poi anticipato i risultati di una ricerca condotta dalla stessa Crowdcore con il Politecnico di Milano, che prevede a valle della normativa un consolidamento del mercato tramute acquisizioni, l’arrivo di nuovi operatori più strutturati e istituzionali nel settore, soprattutto in Italia, dove gli operatori sono ancora medio-piccoli, la nascita di piattaforme ibride (che trattano sia lending sia equity crowdfunding). Pertanto, saranno favoriti soggetti strutturati e intenzionati a operare in un mercato paneuropeo. Lo studio ha stimato un costo di 20-60 mila euro a carico delle piattaforme esistenti per l’adeguamento alla normativa . Il primo impatto della regolamentazione sarà sulla UX (l’esperienza delle persone in fase di accesso alle piattaforme di crowdfunding), che sarà meno semplice, per cui le piattaforme dovranno trovare il modo di non disincentivare gli investitori a iscriversi. “Per le piattaforme aumenteranno i costi a causa dei più impegnativi requisiti tecnologici e dei processi di due diligence più complessa, oltre che per la creazione di versioni delle piattaforme in diverse lingue europee. Le piattaforme dovranno aumentare i volumi su diversi mercati per essere competitive. Inoltre si allungheranno i tempi di ingresso sul mercato delle piattaforme, per i maggiori requisiti autorizzativi”, ha evidenziato Rindone.

Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio sul Crowdinvesting, ha concluso: “Il mercato italiano del crowdinvesting continua a crescere in tutte le sue forme e declinazioni. L’introduzione del nuovo regolamento europeo ECSP sarà l’occasione per le piattaforme italiane di fare un salto di qualità ulteriore verso standard di trasparenza, professionalità e tutela dei risparmiatori”.

Il panel degli operatori

Nel corso del panel che ha concluso l’evento, moderato da Fabio Allegreni, Ceo di Edibeez (la società editrice di Crowdfunding Buzz), a proposito di opportunità offerte dal nuovo regolamento europeo, Alberto Bassi, Ceo e fondatore della piattaforma di equity crowdfunding Backtowork, ha dichiarato che la società sta pianificando lo sbarco in Francia e in Spagna, che avverrà tramite l’acquisizione di portali già operanti nei rispettivi Paesi. L’operazione sarà plausibilmente sostenuta da Banca Intesa, socio di minoranza della piattaforma grazie alla regia Innovation Center, il “braccio armato” di Banca Intesa dedicato al sostegno di startup e scaleup. E proprio Luca Pagetti di Innovation Center, nel suo intervento, ha rimarcato come lo sviluppo internazionale del settore del crowdinvesting possa costituire un’opportunità per la banca, anche indirettamente, oltre che direttamente. D’altra parte, come sottolineato da Goffredo Amodio, managing director di Accenture, la commistione tra istituzioni finanziarie tradizionali e fintech in Europa è già una realtà consolidata, con il 90% delle istituzioni che ha già a vario titolo hanno promosso direttamente iniziative fintech autonome o hanno concluso partnership con società fintech. Le quali, d’altro canto, ne hanno vitale necessità, per poter scalare in maniera economicamente e finanziariamente sostenibile.

L’interesse all’espansione europea è stato confermato anche da Chiara Agostini di Walliance, che ha già ottenuto l’autorizzazione dell’authority francese e ha lanciato la prima campagna di equity crowdfunding cross border di successo. Altri due ospiti del panel hanno confermato che la raccolta cross-border rientra nei piani delle rispettive piattaforme. Leonardo Frigiolini, la cui società Frigiolini & Partners Merchant gestisce Fundera, leader nel collocamento dei mini-bond, ritiene che l’opportunità di un mercato aperto agli investitori europeo sia significativo per i minibond emessi da PMI italiane, che diventano particolarmente appetibili grazie alle garanzie che li sottendono (MCC, Confidi, BEI). Mentre Andrea Gilardoni, fondatore della piattaforma di lending immobiliare Rendimento Etico ha annunciato che la società sta già lavorando in Croazia per l’apertura in tale mercato, per poi ampliarsi nel resto dell’Europa.

L’approccio all’internazionalizzazione, peraltro, non può prescindere da un salto in avanti culturale anche da parte di chi presenta i progetti. In particolare, come ha rimarcato Maurizio Scagliotti di Trusters, per i progetti immobiliari la miglior “garanzia” per gli investitori è la cura della pianificazione e del project management, processi in cui anche le piattaforme possono essere di supporto. Anche l’innovazione è un elemento che consente di ottenere vantaggi competitivi come, per esempio, la possibilità per le società che raccolgono in equity crowdfunding di accedere a un “prestito ponte” raccolto attraverso un campagna di lending crowdfunding, esperienza testimoniata da Anna Raschi di Opstart che ha recentemente lanciato l’iniziativa “Crowd Bridge”.

Tuttavia, Alessandro Lerro, presidente di AIEC (Associazione Italiana Equity Crowdfunding) ha rilevato che il regolamento europeo presenta ancora diverse criticità. Oltre a quelle relative all’aumento dei costi per le piattaforme, come già sottolineato da Angelo Rindone nel suo intervento, emergono altri punti critici rilevanti, tra i quali: l’obbligo di tradurre il sito nella lingua di ciascun Paese la piattaforma voglia approcciare, la situazione non definita per le piattaforme italiane di lending che non si sa ancora se potranno usufruire di un “grace period” come quelle di equity, l’onere per le piattaforme di sostenere le verifiche antiricicalggio sugli investitori per le quali non sono state ancora definite le modalità operative.

Infine, Danilo Maiocchi, direttore generale del consorzio camerale Innexta, ha allargato ulteriormente le prospettive di espansione internazionale del Crowdinvesting, annunciando un tavolo di lavoro promosso da una conferenza ONU per la finanza d’impresa nel Mediterraneo, da Innexta, dalle camere di commercio e dall’Università di Salerno, per monitorare la raccolta con equity crowdfunding di tutti i Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, predisponendo così il primo mattone per costruire una futura più stretta armonizzazione sia operativa che, eventualmente, regolamentare.

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Gli investimenti dei business angel nel 2020 hanno tenuto. Crescono quelli con equity crowdfunding

Un report di IBAN rileva che, nonostante la pandemia, gli investimenti nel 2020 dei business angel in startup e scaleup sono stati pari a 51 milioni in 96 società

 

 

Nel 2020, nonostante il Covid, gli investimenti dei Business Angel italiani, come singoli o in syndication, hanno raggiunto i 51 milioni di euro, per 96 società target. Numeri molto simili a quelli dell’anno precedente in cui i capitali investiti erano stati pari a 52,7 milioni di euro per 88 società.

Sono i numeri che emergono dall’indagine annuale condotta da IBAN, Italian Business Angels Network, con la supervisione scientifica del professor Vincenzo Capizzi dell’Università del Piemonte Orientale e della SDA Bocconi e la collaborazione di BeBeez (qui il report completo).

Circa il 95% delle operazioni sono state condotte da investitori italiani, con una presenza media di 11 business angel per ogni deal, una tendenza già rilevata negli anni precedenti, anche in ambito internazionale.

Oltre ad operazioni portate avanti esclusivamente dagli “angeli”, continuano anche gli investimenti in affiancamento ai fondi di venture capital oppure attraverso le piattaforme di equity crowdfunding. Complessivamente, i round di startup e scaleup che vedono l’intervento di business angel hanno raccolto 402,5 milioni.

In particolare, gli investimenti in syndication con i fondi di venture capital hanno registrato un aumento dell’attività con un +41,3% a 325 milioni di euro su 108 società (nel 2019 gli investimenti erano stati pari a 230 milioni per 51 società). Secondo i calcoli di BeBeez, nel 2020, gli investimenti complessivi di venture capital in senso lato e quindi condotte da fondi, holding di investimento, aziende corporate, business angel e piattaforme di equity crowdfunding, avevano raggiunto quota 780,5 milioni di euro nel 2020 per 306  round, inclusi però 75 milioni di euro di venture debt (si veda qui il Report Venture 2020 di BeBeez, disponibile per gli abbonati a BeBeez News Premium e BeBeez Private Data).

I business angel sono stati molto attivi sulle piattaforme di equity crowdfunding: nel 2020 sono state mappate 101 operazioni (dalle 27 del 2019) per un totale di 26,5 milioni, in netto rialzo dagli 1,3 milioni dell’anno prima, con un investimento medio per angel di poco superiore ai 12mila euro (fonte: Osservatorio Crowd-Investing della School of Management del Politecnico di Milano).

La pandemia sembra però aver aumentato la sensibilità al rischio, con una riduzione degli importi medi investiti e d’altro lato con il contemporaneo aumento delle società target oggetto dell’investimento: più del 50% degli investimenti realizzati nel 2020 infatti è stato inferiore a 100mila euro (42% nel 2019) e solo il 5% ha superato i 500mila euro (26% nel 2019), mentre in media business angel hanno investito in ogni società target circa 50 mila euro.

Dall’Indagine IBAN emerge infine che il business angel-tipo è un manager o un imprenditore, con un patrimonio mobiliare inferiore ai 2 milioni di euro, che investe in modo non prevalente (meno del 10% del proprio patrimonio per il 73% del campione) in operazioni di angel investment. La percentuale investita individualmente raramente supera il 15% del capitale della società target e gli investimenti sono multipli: all’inizio del 2020 il portafoglio dei business angel è composto in media da 6 aziende.

Paolo Anselmo, presidente di IBAN, ha commentato: “È interessante rilevare come in più del 50% dei casi i Business Angel dichiarino di avere un grado di coinvolgimento medio o alto nella vita quotidiana delle startup, con visite in azienda frequenti, e un apporto soprattutto in termini di contatti presso la business e financial community (24%) e di competenze di tipo strategico (22%). Nonostante la pandemia il 2020 è stato un anno dinamico per l’angel investing italiano che non solo ha contribuito a immettere capitali nell’intero comparto dell’innovazione, ma ha anche ottenuto importanti risultati, come le detrazioni fiscali previste dal Decreto Rilancio e il riconoscimento come investitori qualificati dell’ecosistema dell’innovazione. Tutti passi avanti molto importanti. Un ulteriore segnale di dinamismo e vivacità che abbiamo riscontrato è stato il significativo incremento del numero dei soci iscritti a IBAN, che nel corso dell’ultimo anno sono aumentati di oltre 120 unità”.

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Martedì 20 il Politecnico di Milano presenta i dati annuali sul Crowdinvesting in Italia

Torna l’appuntamento annuale dell’Osservatorio sul Crowdinvesting del Politecnico di Milano, che raggiunge la sua sesta edizione. Crowdfunding Buzz media partner

 

 

Il prossimo martedì 20 Luglio, torna il maggiore appuntamento dell’anno sul settore del Crowdinvesting in Italia. Il prof. Giancarlo Giudici, che dirige l’Osservatorio sul Crowdinvesting, presenterà infatti i dati relativi agli ultimi 12 mesi sull’industria dell’equity crowdfunding e del social lending in Italia e vedere come sono andati gli ultimi 12 mesi a valle della pandemia e quali prospettive si delineano per il futuro.

Si tratta anche di un occasione per discutere con i protagonisti della filiera di una novità importante alle porte: il nuovo Regolamento UE sulla raccolta di capitale online che entrerà in vigore in autunno.

L’evento, di cui Crowdfunding Buzz è l’unico media partner, si terrà dalle 10.30 alle 13.00 e potrà essere seguito in diretta da chiunque su Youtube, nel canale Osservatori Entrepreneurship Finance & Innovation del Politecnico di Milano.

In ossequio ai protocolli anti-Covid, i relatori saranno quasi tutti in presenza e saranno ammessi in sala un numero ristretto di ospiti, invitati direttamente dall’Osservatorio e, tutti, esponenti di società appartenenti alla filiera.

Ecco il programma della mattinata:

Relazioni di apertura: “Il nuovo Regolamento europeo ECSP: a che punto siamo?”
Partecipano:

  • Emma Iannaccone, Consob (TBC)
  • Toni Marcelli, Consulente della Commissione di indagine sul sistema bancario (TBC)
  • Umberto Piattelli, Osborne Clarke
  • Angelo Rindone, Crowdcore
  • Diego Valiante, Commissione Europea

Presentazione del nuovo Report

  • Giancarlo Giudici, Direttore scientifico Osservatorio Crowdinvesting

Tavola rotonda
Partecipano:

  • Goffredo Amodio (Accenture),
  • Alberto Bassi (Backtowork24),
  • Giacomo Bertoldi (Walliance),
  • Leonardo Frigiolini (Fundera),
  • Andrea Gilardoni (Rendimento Etico),
  • Alessandro Lerro (Associazione Italiana Equity Crowdfunding),
  • Danilo Maiocchi (Innexta),
  • Luca Pagetti (Intesa Sanpaolo Innovation Center),
  • Anna Raschi (Opstart),
  • Maurizio Scagliotti (Trusters)

Modera: Fabio Allegreni (Edibeez – Crowdfunding Buzz)

 

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Banca Valsabbina investe in Borsadelcredito.it, piattaforma fintech leader nel P2P lending alle PMI

La banca bresciana acquisisce l’8,3% della piattaforma di lending per le imprese Borsadelcredito.it, con un’opzione per salire al 9,9%

 

 

Si fa sempre più intensa e concreta l’interazione tra Fintech e Banche. Banca Valsabbina ha siglato un accordo finalizzato all’acquisizione di una partecipazione pari a circa l’8,3% di Business Innovation Lab, società cui è riferita la piattaforma Fintech BorsadelCredito.it.

L’operazione è subordinata al verificarsi di alcune condizioni sospensive:  in una prima fase verranno acquistate quote sul mercato secondario. Inoltre a Valsabbina verranno assegnati warrant convertibili, per una partecipazione complessiva massima del 9,9%, la cui conversione sarà tuttavia vincolata al raggiungimento di obiettivi commerciali.

BorsadelCredito.it lanciata nel 2015 è il primo operatore italiano di peer to peer lending per le PMI, ed è gestita da un gruppo societario, la cui Holding è Business Innovation Lab Spa.

Banca Valsabbina è una Società Cooperativa per Azioni, fondata nel 1898 ed è la principale Banca popolare di Brescia che, da oltre centoventi anni, sostiene la crescita e lo sviluppo economico del territorio. Opera attraverso una rete di 70 filiali, ed è particolarmente attiva nell’ambito di operazioni di finanza innovativa.

La collaborazione tra Valsabbina e Borsadelcredito.it è già attiva da alcuni anni. Sono state infatti strutturate due importanti operazioni di cartolarizzazione di finanziamenti – erogati tramite la piattaforma e garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia – per complessivi euro 300 mln, destinati a sostenere le imprese italiane nell’ambito della crisi pandemica.

BorsadelCredito.it è un nostro partner già da alcuni anni ed anch’essa, come la nostra Banca, si rivolge alle PMI Italiane. Negli ultimi mesi abbiamo approfondito la possibilità di rafforzare ulteriormente il rapporto ed abbiamo ora raggiunto un’importante intesa strategica – sottolinea Hermes Bianchetti, Responsabile Divisione Business di Banca Valsabbina. – La nostra Banca deve continuare a sostenere le imprese, in particolare nell’ambito dell’attuale complicato contesto, ma al contempo vogliamo proseguire nell’efficientamento e nella modernizzazione del business. L’accordo raggiunto ci permette quindi di perfezionare ulteriormente la delineata “Strategia Fintech” della Banca, diversificando gli investimenti, sfruttando i progressi dell’innovazione tecnologica e seguendo l’evoluzione del mercato.”

Con questo accordo prosegue e si consolida la collaborazione di BorsadelCredito.it con Banca Valsabbina, collaborazione che ha portato in passato numerose risorse alle imprese grazie al canale rapido e innovativo del fintech – commenta Ivan Pellegrini, CEO di BorsadelCredito.it. – Siamo lieti di avere al nostro fianco in questa operazione un partner come Banca Valsabbina, in quanto crediamo che la strada della cooperazione sia la via maestra per portare reale innovazione nel mondo della finanza e avvicinarlo alle esigenze dell’economia reale. Questa operazione si inserisce, per noi, in un percorso di evoluzione: non siamo più solo erogatori di prestiti all’economia reale, ma abilitatori tecnologici per la finanza tradizionale.”

Banca Valsabbina è stata assistita per i profili legali dell’operazione dallo Studio ALMA nella persona dei soci Marco Zechini e Luca Benvenuto, nonché dell’associate Sergio Visalli, e BorsadelCredito.it nella persona di Roberto Nigro (socio).

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Il colosso mondiale S&P Dow Jones lancia un indice per misurare le performance delle criptovalute

L’indice S&P Cryptocurrency Broad Digital Market, annunciato nei giorni scorsi, parte con più di 240 criptovalute indicizzate

 

 

S&P Dow Jones Indices (S&P DJI), il principale fornitore di indici al mondo, ha annunciato il lancio dei suoi ultimi indici relativi alle criptovalute, incluso il nuovo indice S&P Cryptocurrency Broad Digital Market (BDM). Al momento del lancio, il BDM fornisce un’ampia panoramica delle prestazioni del mercato delle criptovalute e include più di 240 monete.

Il passo di S&P deriva dall’osservazione che il mercato delle criptovalute continua a crescere e, quindi, soluzioni di benchmarking trasparenti e basate su indici relativi agli asset digitali – riferiti a criptovalute e blockchain – sono sempre più essenziali.

L’indice fa parte di un’espansione della serie di benchmark di asset digitali lanciata di recente da S&P DJI, gli S&P Digital Market Indices. I nuovi indici aggiunti includono:

  • Indice S&P Cryptocurrency Broad Digital Market (BDM)
  • Indice S&P Cryptocurrency LargeCap – un sottoinsieme del BDM che confronta la performance dei costituenti con la maggiore capitalizzazione di mercato.
  • Indice S&P Cryptocurrency BDM Ex-MegaCap – un sottoinsieme del BDM che esclude i componenti dell’indice S&P Cryptocurrency MegaCap (Bitcoin ed Ethereum).
  • Indice S&P Cryptocurrency BDM Ex-LargeCap – un sottoinsieme del BDM che esclude i componenti dell’indice S&P Cryptocurrency LargeCap.
  • Indice S&P Cryptocurrency LargeCap Ex-MegaCap – un sottoinsieme del BDM che misura la performance dei componenti dell’indice S&P Cryptocurrency LargeCap, esclusi i componenti dell’indice S&P Cryptocurrency MegaCap.

Questi nuovi indici di criptovaluta si uniscono ai benchmark già esistenti che compongono gli indici S&P Digital Market:

  • Indice S&P Bitcoin: misura la performance di Bitcoin.
  • Indice S&P Ethereum – misura la performance di Ethereum.
  • Indice S&P Cryptocurrency MegaCap – misura la performance degli asset digitali Bitcoin ed Ethereum.

Gli indici utilizzano i dati sui prezzi di Lukka, software di crittografia e fornitore di dati, per determinare l’universo di ammissibilità e i prezzi dei singoli componenti. Gli indici vengono amministrati dall’Index Committee di S&P DJI che aveva annunciato per la prima volta nuove funzionalità di indici di asset di criptovaluta con Lukka nel dicembre 2020.

Secondo S&P, gli indici del mercato digitale semplificheranno agli investitori l’accesso e la valutazione di questa classe di asset basata sulla tecnologia emergente, mitigando potenzialmente alcuni dei rischi comuni associati a questo mercato tradizionalmente speculativo.

Per più di un secolo, i nostri indici hanno offerto informazioni sull’andamento dei mercati. Ora, con l’introduzione dell’indice S&P Cryptocurrency Broad Digital Market, stiamo fornendo questa risposta agli investitori in criptovalute”, ha affermato Peter Roffman, Global Head of Innovation and Strategy presso S&P Dow Jones Indices. “L’espansione della nostra famiglia di indici di mercato digitali offre una delle istantanee più ampie di questa classe di attività in rapida crescita con la capacità di suddividere e tagliare in base alla capitalizzazione di mercato. Siamo entusiasti di portare questo significativo livello di trasparenza aggiuntiva nel mercato delle criptovalute“.

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Overfunding del 198% per la campagna di equity crowdfunding di InfinityHub. Obiettivo IPO nel 2023

La energy social company italiana InfinityHub ha già raccolto oltre 650k e punta alla quotazione in borsa, prevista entro l’estate del 2023

 

 

InfinityHub, energy social company italiana e spa benefit attiva nell’efficientamento energetico, ha lanciato una campagna di equity crowdfunding su CrowdFundMe, con una valutazione di 37,5 milioni di euro e un obiettivo di raccolta di 329 mila euro che è stato già battuto: InfinityHub attualmente è in overfunding del 198%, con una raccolta di 651 mila euro, pari all’1,7% del capitale.

Si tratta della dodicesima campagna di equity crowdfunding per la società, che sta contribuendo alla realizzazione di lavori di portata nazionale ed europea, tra cui: Bys, piste ciclopedonali fotovoltaiche; 110Efficiency, interventi di efficientamento previsti dal Superbonus 110%; Venice LightYear, riqualificazione energetica dell’isola di San Servolo in Venezia, che per il 2021 ha messo in cantiere interventi per oltre 10 milioni di euro (+333% sul 2020); il progetto di welfare WE(Y) DOLCE Emilia Romagna, promosso insieme alla cooperativa sociale Società Dolce.

L’aumento di capitale su CrowdFundMe servirà a consolidare la struttura aziendale in vista della quotazione in Borsa di Milano, prevista entro l’estate del 2023. In particolare, le risorse finanziarie derivanti da questa campagna di equity crowdfunding saranno così distribuite: 200 mila euro per l’implementazione di un sistema di ERP (Enterprise Resource Planning) in grado di incrementare ulteriormente l’efficienza e l’efficacia della gestione aziendale e di un sistema di CRM (Customer Relationship Management), per ottimizzare la gestione del rapporto con la clientela; 800 mila euro per coprire i futuri costi legati all’ingresso in Borsa a Piazza Affari; un milione per l’assunzione di nuove figure chiave per il prossimo biennio.

Infinityhub, guidata dal business angel Massimiliano Braghin, con sede in Canal Grande a Venezia (e unità operative in Milano, Trento e Bologna) e attiva in tutt’Italia, è una delle prime energy social company europee e, attraverso le sue partecipate (spv create ad hoc per ogni iniziativa), opera nel settore della conversione sostenibile energetica, finanziando, anche con il supporto di venture capital e dell’equity crowdfunding, progetti condivisi di efficientamento energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili.

Con un valore della produzione che dal 2017, primo esercizio completo della sua nascita, al 2020, è passato da 120 mila euro a 3,5 milioni, InfinityHub vanta un modello societario replicabile in diversi ambiti e scalabile, nell’evoluzione dei suoi sistemi gestionali e nella struttura operativa tipica di una “lean startup” (sostenibilità in tempi e costi ridotti, modello ereditato dall’esperienza ultradecennale di controllo di gestione del fondatore Massimiliano Braghin).

Per il 2021, vanta una pipeline di 10 milioni di euro, in crescita del 333% su base annua. L’azienda, che per ogni intervento mira a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) stabiliti nell’Agenda 2030 dell’Onu, supporta inoltre lo sviluppo territoriale locale e permette a tutti coloro che finanziano le sue campagne di equity crowdfunding di divenire soci del progetto e fautori del medesimo.

Dopo un’accurata selezione delle candidature ricevute, InfinityHub ha lanciato anche il nuovo progetto Academ(Y), con la possibilità di essere integrati nell’organico aziendale. L’Academ(Y) nasce con l’intento di finanziare parte della ricerca accademica riguardante la sostenibilità e al tempo stesso di condividere con gli studenti dell’Università Ca’ Foscari Venezia il nuovo modello energy social company utilizzato in tutti i progetti aziendali che hanno reso InfinityHub un importante player italiano nello sviluppo di progetti sostenibili. La stessa Academ(Y) funge da ottimo strumento di reclutamento di giovani.

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La finanza alternativa raccoglie nel mondo 114 miliardi, con una crescita del 24% rispetto al 2019

L’Università di Cambridge ha rilasciato il rapporto 2020 sulla finanza alternativa mondiale nel quale emerge una crescita globale, nonostante Covid e ridimensionamento della Cina

 

 

L’Università di Cambridge ha rilasciato il secondo rapporto sulla finanza alternativa nel mondo, un sondaggio effettuato con 703 piattaforme di tutto il mondo per definire le dimensioni e le dinamiche dei mercati relativi a P2P Lending (Consumer e Business), Balance Sheet Lending, Invoice Trading, Minibond, Equity Crowdfunding, Reward e Donation Crowdfunding.

Il mercato globale della finanza alternativa online è cresciuto costantemente negli ultimi tre anni. I volumi globali (escludendo la Cina che pesava il 48% del mercato nel 2019 e solo il 1% nel 2020) sono aumentati del 3% da $ 89 miliardi nel 2018 a $ 91 miliardi nel 2019. E nel 2020, nonostante il COVID-19, il volume globale è aumentato di un ulteriore 24% su base annua raggiungendo $113 miliardi.

Nel 2020, il maggiore mercato alternativo regionale è stato quello degli Stati Uniti con $ 73,62 miliardi, che rappresentano il 65% del volume totale. Seguono Regno Unito ($ 12,64 miliardi), Europa escluso Regno Unito ($ 10,12 miliardi), Asia Pacifico esclusa Cina ($ 8,90 miliardi), America Latina ($ 5,27 miliardi), Africa Sub Sahariana ($ 1,22 miliardi), Cina ($ 1,16 miliardi) e Medio Oriente e Nord Africa (0,59 miliardi di dollari).

Il P2P/Marketplace Consumer Lending a livello globale nel 2019, escludendo la Cina,  è rimasto il tipo di modello più grande, con un volume totale di $33,6 miliardi, pari al 37% del totale nel 2019. Nel 2020, sebbene sia ancora il maggiore modello di business, la crescita ha rallentato notevolmente, rappresentando un volume totale di 34,7 miliardi di dollari, ovvero il 31% della quota di mercato globale.

Visto il relativo predominio negli Stati Uniti, non sorprende vedere che il modello del Balance Sheet Business Lending (prestiti alle imprese in cui la piattaforma è il prestatore e non l’intermediario come nel P2P lending) ha registrato il secondo volume di transazioni più alto per entrambi gli anni, con 19 miliardi di dollari nel 2019 e 28 miliardi di dollari nel 2020. È interessante notare che la ricerca ha rilevato che il 16% delle piattaforme che in precedenza gestiva solo un modello P2P/Marketplace ora ha adottato anche il Balance Sheet Business Lending.

Il modello di crowdfunding basato sulle donazioni ha registrato una crescita esponenziale, pari a 7 miliardi di dollari a livello globale nel 2020. Il balzo della crescita annuale del 160% tra il 2019 e il 2020 può essere attribuito in gran parte alla raffica di iniziative di beneficenza, comunità e salute legate al COVID-19. relative attività di raccolta fondi online in tutto il mondo.

La concentrazione del mercato finanziario alternativo, a livello aggregato rimane relativamente bassa. Tuttavia, l’analisi rileva che 7 modelli alternativi online su 10 hanno registrato una maggiore concentrazione di mercato nel 2020 rispetto al 2019: in particolare, ciò è accaduto soprattutto P2P Business Lending, Balance Sheet Business Lending e P2P Consumer Lending.

Zoom sull’Europa

Dal 2013 al 2019 i volumi del mercato europeo della finanza alternativa online (compreso il Regno Unito) sono cresciuti costantemente da $1,5 miliardi nel 2013 a $23,2 miliardi nel 2019. Tuttavia, il 2020 ha visto un calo complessivo  a $22,6 miliardi, che rappresenta la prima diminuzione del volume di mercato dal 2013.

Il Regno Unito ha rappresentato il 56% del mercato europeo in termini di volume. Nel Regno Unito, l’alternativa online del settore finanziario ha registrato una crescita annua costante del volume di mercato negli ultimi cinque anni, in crescita da $4,9 miliardi nel 2015 a $12,6 miliardi nel 2020 e, nonostante le sfide poste da COVID-19 e altri fattori, il mercato della finanza alternativa online del Regno Unito è cresciuto da $ 11 miliardi nel 2019 a $ 12,6 miliardi in 2020.

Se si esclude il Regno Unito, i volumi del mercato europeo sono diminuiti in modo più sostanziale dal 2019 al 2020, riportando una riduzione di $ 2,3 miliardi, da $ 12,2 miliardi nel 2019 a $ 9,9 miliardi nel 2020. Se si considera il volume di mercato a livello di paese, alcuni paesi sono in controtendenza rispetto alla tendenza generale europea e sono cresciuti tra 2019 e 2020: Germania (da $ 1,42 miliardi a $ 1,48 miliardi), Francia ($ 1,32 miliardi a $ 1,66) miliardi) e Italia (da $ 1,55 miliardi a $ 1,86 miliardi).

Il 47% dei volumi hanno finanziato le PMI

Nel 2020, il volume di finanza alternativa online (esclusa la Cina) che è andato alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) è aumentato notevolmente. Nel 2019, la finanza alternativa online globale per le imprese ha rappresentato 35 miliardi di dollari, in aumento del 13% su base annua e nel 2020, è aumentata in modo significativo del 51% su base annua fino a 53 miliardi di dollari. A titolo di confronto, nel 2019, la raccolta alle imprese era stata del 38% del volume totale, mentre nel 2020 la raccolta alle imprese ha rappresentato il 47% del volume totale.

Come negli anni precedenti, la finanza alternativa online per le imprese derivava in gran parte da modelli basati sul debito, con 32,8 miliardi di dollari di finanziamenti del debito raccolti nel 2019 (o il 94% di tutti i finanziamenti aziendali) e 49,6 miliardi di dollari raccolti nel 2020 (94%). I modelli basati su Equity hanno contribuito con 1,5 miliardi di dollari nel 2019 e 2,2 miliardi di dollari nel 2020 (3% nel 2019 e 4% nel 2020). I modelli non di investimento (es. Reward Crowdfunding) hanno rappresentato $533 milioni nel 2019 e $744 milioni nel 2020.

I volumi di finanziamento più elevati per le PMI sono stati registrati negli Stati Uniti (15,4 miliardi di dollari nel 2019; 32 miliardi di dollari nel 2020), nel Regno Unito (6,5 miliardi di dollari nel 2019; 6,4 miliardi di dollari nel 2020) e in Europa (4,3 miliardi di dollari nel 2019; 5,2 miliardi di dollari nel 2020).

Il ruolo sempre più rilevante degli investitori istituzionali

Gli investitori istituzionali svolgono un ruolo importante nel funzionamento del mercato della finanza alternativa online, e ancora di più nel contesto della pandemia. Sulla base dei dati forniti dal 58% delle osservazioni a livello aziendale, nel 2019, circa 28,5 miliardi di dollari del volume di mercato erano stati finanziati da investitori istituzionali, pari al 16% dell’intero volume globale per quell’anno. Nel 2020, sulla base del 60% delle osservazioni a livello di impresa, circa 43,6 miliardi di dollari del volume di mercato sono stati finanziati da investitori istituzionali, che rappresentano il 42% dell’intero volume globale. Ciò rappresenta una crescita del 53% su base annua del volume dei finanziamenti istituzionali.

Nel complesso, i modelli basati sul debito costituiscono la percentuale più elevata di finanziamento istituzionale, con la maggior parte dei modelli basati sul debito che hanno più di due terzi del finanziamento totale fornito da investitori istituzionali.

Dal punto di vista geografico, le piattaforme negli Stati Uniti e in Canada hanno registrato il più alto livello di finanziamento istituzionalizzato sia nel 2019 (74%) che nel 2020 (98%).

I rischi percepiti dalle piattaforme

Analizzando i rischi chiave dal punto di vista delle piattaforme, per la maggior parte degli intervistati, un cambiamento nella regolamentazione è percepito come il maggior rischio potenziale per le aziende. Queste preoccupazioni erano particolarmente evidenti nelle aziende che offrono servizi relativi al prestito al consumo P2P (50%), di balance sheet consumer lending (52%) e di Invoice Trading (50%). Inoltre, le frodi dei clienti sono classificate come una delle principali preoccupazioni per le le piattaforme di Invoice Trading (58%), prestiti immobiliari p2p (42%) e prestiti al consumo in bilancio (41%).

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La fintech italiana Workinvoice e il fondo inglese RiverRock insieme per investire nell’economia reale italiana

Il fondo di private debt britannico, che ha già raccolto i primi 200 milioni di euro, si affianca ai 16 fondi internazionali che hanno aderito alla piattaforma di Workinvoice negli ultimi 2 anni

 

Matteo Tarroni, ceo e cofondatore di Workinvoice

 

La fintech italiana pioniera nello scambio di crediti commerciali Workinvoice e il fondo londinese di private debt RiverRock hanno stretto un accordo per investire nell’economia reale italiana i capitali raccolti attraverso la RiverRock Accounts Receivable Finance Strategy. Nel dettaglio, il fondo britannico acquisterà portafogli di crediti commerciali attraverso la piattaforma di Workinvoice, sostenendo così una migliore gestione del capitale circolante delle pmi. RiverRock, che ha già raccolto i primi 200 milioni di euro, si affianca ai 16 fondi internazionali che hanno aderito alla piattaforma di Workinvoice negli ultimi 24 mesi.

Fondata nel 2009, RiverRock si concentra esclusivamente sull’Europa ed è supportata da una base di investitori diversificata, che comprende istituzioni pubbliche, fondi pensione, compagnie assicurative e family office. Tra i suoi anchor investor, rientrano: Ministero Federale tedesco dell’Economia e dell’Energia, European Investment Fund e Fondo d’Investimento Italiano sgr (FII sgr). La società di asset management ha sede a Londra e uffici a Parigi, Madrid e Milano.

In Italia, ricordiamo che RiverRock tramite RiverRock Minibond Fund nel marzo scorso ha sottoscritto un prestito obbligazionario non convertibile emesso da Gequity (ex Investimenti e Sviluppo), holding di partecipazioni quotata sul MTA di Borsa Italiana, del valore di 1,4 milioni di euro. Nel novembre scorso RiverRock, tramite la linea di finanza strutturata messa dal fondo di private debt RiverRock Italian Hybrid Capital Fund, ha finanziato l’acquisizione da parte di Digital Platforms della quota di maggioranza di System Management spa, società napoletana focalizzata sulla ricerca che sviluppa software, sistemi integrati, applicazioni e piattaforme IoT. Sempre lo scorso novembre, lo stesso fondo di RiverRock ha sottoscritto un minibond da 8,2 milioni di euro a scadenza dicembre 2025 emesso da Saie, società italiana che fornisce servizi cimiteriali.

Michel Peretiè, ceo di RiverRock, ha dichiarato in merito all’accordo con Workinvoice: “Questa partnership ci consente di effettuare investimenti istituzionali nelle pmi italiane in un momento in cui l’accesso al credito è limitato e si prevede che i tassi di insolvenza aumenteranno.” Michael Lamont, co-cio di RiverRock, ha affermato: “L’integrazione con la piattaforma di Workinvoice rappresenta un’importante pietra miliare nella strategia di accounts receivable di RiverRock. Il loro approccio collaudato è pienamente in linea con la nostra etica nel fornire credito alternativo, in quanto entrambi cerchiamo di promuovere stabilità, crescita e ripresa.”

Matteo Tarroni, ceo e cofondatore di Workinvoice, ha aggiunto: “Crediamo molto in questa collaborazione e nella necessità di portare liquidità alle imprese in una fase così delicata della nostra economia: non è un caso se nel 2020 in Italia il fintech ha erogato il 450% di risorse in più alle imprese rispetto all’anno precedente. Le imprese devono dunque guardare oltre e per farlo devono possedere gli strumenti che saranno indispensabili nel prossimo futuro: primo tra tutti, il credito alternativo a quello bancario. E molte aziende lo hanno già capito, tanto che quello dei crediti commerciali è un mercato in continua espansione: basti pensare che solo attraverso la nostra piattaforma abbiamo già intermediato fatture per circa 500 milioni di euro.”

Chi è Workinvoice

Fondata a fine 2013 da Matteo Tarroni, Ettore Decio e Fabio Bolognini e attiva dal 2015, Workinvoice è stata la prima piattaforma a diventare operativa nel settore dell’invoice financing in Italia. Nel marzo 2019 la società ha raggiunto il punto di pareggio.

Nel settembre 2018 il Gruppo Crif ha comprato il 10% di Workinvoice e contestualmente ha lanciato CribisCash, primo esempio di evoluzione del fintech verso le partnership con player industriali che dispongono delle risorse necessarie per sfruttare al meglio le idee, i servizi e anche i modelli di business inventati dalle startup, permettendo alle imprese di accedere ai dati di incassi e pagamenti di 1,7 milioni di aziende.

Nel settembre 2020 Workinvoice e Crif, con il supporto di PwC, in veste di advisor strategico e tecnico, hanno lanciato il primo mercato digitale per scambiare i crediti fiscali del super ecobonus, battezzato Ecobonus 110%. Nell’ottobre 2020 Workinvoice e il service provider per le PMI DocuMI hanno lanciato il servizio di anticipo fatture digitale AnticipaMI. Nello stesso mese la fintech ha lanciato l’anticipo fatture integrato nel software gestionale, in collaborazione con la software house Passepartout.

Quella con RiverRock costituisce la terza partnership stretta quest’anno da Workinvoice. Quest’ultima lo scorso aprile ha chiuso un accordo con Banca Sella per offrire alle pmi servizi finanziari innovativi. Inoltre, Workinvoice a inizio 2021 ha siglato un accordo con la scaleup britannica Ebury, grazie al quale le PMI italiane potranno proteggersi dal rischio di cambio sulla loro attività di import/export e finanziare le fatture in valuta estera attraverso semplici procedure digitali online. Già nel gennaio 2019 Workinvoice aveva stretto una importante alleanza commerciale, quella con Confindustria Vicenza, in forza della quale la società offre i propri servizi di anticipo fatture digitale alle imprese associate con condizioni economiche esclusive e dedicate.

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